Uno degli slogan che vanno per la maggiore ultimamente è che i politici dovrebbero dare meno retta agli economisti, e pensare di più al mandato popolare di cui sono investiti. Ma cosa sottintende questo ragionamento? Una riflessione sul ruolo degli economisti nella politica del filosofo Francesco Guala, pubblicata su Doppiozero.

Si racconta che il presidente Harry Truman, alla fine di una lunga riunione con i suoi consiglieri economici, avesse sbottato: “Portatemi un economista con un lato solo! Questi dicono sempre ‘da un lato…, ma dall’altro…’”.

Vera o falsa che sia, in questa storiella c’è più di una semplice battuta. In un momento storico nel quale il ruolo della scienza è messo continuamente in discussione, la storia di Truman può aiutarci a capire meglio che cosa fanno gli economisti e che cosa dovrebbero fare i politici. La crisi cominciata un decennio fa ha senza dubbio incrinato la fiducia dei cittadini nei confronti degli esperti. Molti politici, intellettuali e giornalisti hanno affermato che bisogna togliere le redini del comando agli economisti e ai burocrati che prendono importanti decisioni senza avere ricevuto alcun mandato popolare. La polemica contro i ‘numerini’ e gli ‘zero virgola’, cominciata da Renzi e proseguita dall’attuale governo, riflette questo atteggiamento, che si può sintetizzare nello slogan: meno economia e più politica.

Ma che cosa vuol dire esattamente? Superficialmente lo slogan suggerisce che i politici dovrebbero smettere di ascoltare gli economisti. Forse vuole anche dire che i governi dovrebbero dare più peso alle ragioni politiche e sociali, e prestare meno attenzione alle considerazioni puramente economiche. Ma questa interpretazione sarebbe scorretta: come insegnano i consiglieri di Truman, l’economia è la scienza dei costi e dei benefici. Essa non dice ai governanti che cosa devono fare, ma si limita a indicare gli effetti positivi e negativi (‘da un lato…, dall’altro…’) di determinate iniziative politiche.

Se questo vi sembra strano, è perché i tecnici e le istituzioni che essi rappresentano utilizzano molto spesso (anzi, troppo spesso) il linguaggio dei vincoli. Quante volte abbiamo sentito dire che ‘in Italia non si possono ridurre le tasse’, che ‘non è possibile abbassare l’età pensionabile’, e così via? Si tratta di un linguaggio sbagliato, perché in economia si può fare tutto. O meglio: tutto si può fare, a determinate condizioni.

Un’analogia ci può aiutare a capire meglio. Per migliaia di anni gli uomini hanno vissuto con i piedi attaccati per terra. Ovviamente essi sapevano che altre creature – gli uccelli – erano in grado di volare, ma ritenevano che questa possibilità ci fosse preclusa. Oggi noi sappiamo che questo non è vero: ciascuno di noi può volare a Londra o a Hong Kong quando gli pare e piace. La fisica (e la tecnologia che da essa deriva) ci mostra giorno dopo giorno che nulla, o quasi nulla, è impossibile. Ma questo non vuol dire che qualsiasi cosa sia possibile in qualsiasi situazione e senza alcun costo. Per volare, l’uomo ha dovuto prima inventare dei motori leggeri e potenti, in grado di sprigionare una grande quantità di energia. Questa tecnologia ha un costo, in termini fisici ed economici. Possiamo volare nelle condizioni adeguate, e soprattutto se siamo disposti a pagare i costi che l’uso della tecnologia comporta.  

La scienza economica non è molto diversa: anch’essa in linea di principio non preclude quasi nulla. Si possono ridurre le tasse; si possono aumentare le pensioni; si può creare il reddito di cittadinanza; si può abbattere il debito pubblico con la patrimoniale o si può decidere di ridurlo uscendo dall’euro e svalutando la moneta. Ma ognuna di queste iniziative comporta dei costi, che possono essere alti o bassi a seconda delle circostanze nelle quali ci troviamo.

Uno dei princìpi economici più importanti e contro-intuitivi è che le politiche dei governi hanno sempre degli effetti collaterali. Questi effetti possono essere positivi, negativi, e talvolta tutt’e due le cose insieme. Conoscere gli effetti inattesi è importante perché i costi e i benefici non sono mai distribuiti in modo equo e uniforme. Ridurre il debito con una tassa patrimoniale per esempio penalizza chi possiede risparmi e favorisce gli evasori fiscali. Ridurlo con una svalutazione penalizza i possessori di titoli di stato e favorisce chi ha investito in azionario o nell’immobiliare. Abbassare l’età pensionabile favorisce gli anziani e penalizza i giovani. E così via – per ogni politica economica c’è chi ci perde e chi ci guadagna.

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(Foto di Chris Liverani su Unsplash)