Tecnicamente, l’energia nucleare è energia “pulita”. Almeno finché qualcosa non va storto. Da tempo si dibatte sul ruolo del nucleare nella lotta all’emergenza climatica, con posizioni molto diverse. Valigia Blu prova a fare il punto della situazione.

Parlare di nucleare è difficile. Anche gli esperti si dividono tra quelli marcatamente a favore e quelli che si battono per contrastarlo. Ma, a 35 anni dalla catastrofe di Chernobyl e dieci anni da quella di Fukushima, mentre l’Unione Europea sta decidendo se includere il nucleare nella sua tassonomia verde, parlarne è necessario.

Alcuni paesi, Francia in testa, stanno premendo infatti da tempo affinché il nucleare sia inserito nella lista in cui rientrano gli strumenti energetici e finanziari classificati come sostenibili, dalla quale, per il momento, restano esclusi proprio il gas chiamato “naturale” e il nucleare. La decisione è motivo di contesa tra gli Stati membri e per questo la Commissione sta prendendo tempo.

In Italia, un recente intervento del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, ha riacceso la discussione che ha preso ancora una volta – come commentava su Valigia Blu Antonio Scalari – “una piega astratta e identitaria, in cui la posizione pro-nucleare viene spesso rivendicata in contrapposizione a degli avversari”. A questo ha contribuito in prima battuta anche Cingolani stesso quando ha definito gli “ambientalisti oltranzisti e radical chic peggiori della catastrofe climatica”. In questa cornice, il ministro ha affermato che se il cosiddetto nucleare di IV generazione dovesse rivelarsi poco costoso e sicuro, «sarebbe da folli non considerare questa tecnologia». Ma in un’intervista successiva all’Espresso, ha invece precisato che «il nucleare da noi al momento non è un’opzione. Noi puntiamo sulle rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico».

Troppo tardi, perché intanto il dibattito è partito secondo i noti cliché in cui il nucleare è un vessillo da sventolare e non una delle possibili soluzioni da ponderare in una discussione razionale sugli scenari energetici.

«Ci sono forze polarizzatrici e la gente prende una posizione che poi solidifica con selezione di fatti e notizie», osserva a Valigia Blu Giovanni Baiocchi, professore associato nel Dipartimento di Scienze Geografiche all’Università del Maryland e uno degli autori del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) per il report sulla mitigazione del cambiamento climatico.

In questo approfondimento, vogliamo uscire da un piano strettamente ideologico e rispondere ad alcune questioni.

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(Foto di Lukáš Lehotský su Unsplash)

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