Tra Berna, Parigi e Madrid c’è un nome che da alcuni anni non ha nulla da invidiare a quello di Julian Assange in quanto a “popolarità” tra le istituzioni: quello di Hervé Falciani. Quest’ultimo, lungi dall’essere un attivista e un appassionato di diritti umani come l’australiano, è un informatico italo-svizzero un tempo impiegato alla Hsbc, una delle banche più grandi al mondo, e ora detenuto nelle carceri di Madrid. Egli, tra il 2006 e il 2007, trafugò i dati di 80mila correntisti dell’istituto di credito (tra cui 7mila italiani), poi arrivati nelle mani delle autorità francesi nel 2009. Grazie a questa lista (che nel passaggio dall’Agenzia delle entrate alla procura di Nizza sarebbe stata peraltro ridotta), parecchi correntisti d’oltralpe sono finiti sotto il controllo della magistratura, e ora dovranno difendere la propria posizione: «Degli 8.993 nominativi iniziali della lista Falciani –scrive ItaliaOggi, 6.313 sarebbero stati quelli presi in considerazione dall’Erario francese. Di questi, 2.846 sono stati denunciati dal Fisco di Parigi che, insieme alle 4.200 denunce spontanee registrate da Bercy, hanno consentito alla Francia di recuperare 1,2 miliardi di euro di tasse non pagate».

Viene da chiedersi che fare della lista Falciani dalle nostre parti, se non approfittarne per condurre controlli sui capitali depositati in Svizzera da nostri concittadini. E invece no. La lista (o meglio la parte relativa ai conti italiani, l’1 per cento del totale) è stata infatti richiesta e ottenuta per rogatoria internazionale dalla procura di Torino, che l’ha poi inoltrata ai comandi regionali della Guardia di Finanza, e infine girato alle varie Procure competenti per territorio. Ma durante uno dei processi dei presunti evasori è stata sollevata l’impossibilità di utilizzare tale documento, poiché una legge italiana del 2006 impone di invalidare e distruggere tutte le prove ottenute illegalmente. La lista, seppure ottenuta con regolare richiesta da parte del procuratore Gian Carlo Caselli, risulta sottratta alla fonte per appropriazione indebita, e quindi non sarebbe utilizzabile.

Secondo questa interpretazione della legge (varata in fretta e furia con voto bipartisan da maggioranza e opposizione «terrorizzate dal timore che nell’inchiesta sul dossieraggio illegale praticato dalla Security di Telecom/Pirelli potessero spuntare intercettazioni abusive»), il documento non è utilizzabile e anzi va distrutto. Quindi anche i magistrati francesi che hanno l’hanno trasferito nelle mani italiane sarebbero dei ricettatori di materiale illegale. Ma a parte questo cavillo, che neutralizza ogni possibilità  di indagine, ciò che stupisce è che la sola procura di Torino abbia richiesto l’accesso all’elenco. Non interessano a nessun altro i dati di 7mila correntisti che potrebbero aver frodato il fisco italiano per milioni di euro?

«Le liste dei presunti evasori fiscali che hanno depositato i propri soldi a Montecarlo e in Lussemburgo conterrebbero nomi di grande rilevanza del mondo politico e finanziario italiano e internazionale -scrive il Sole 24 Ore-. Uno dei correntisti presso la sede di Ginevra era il banchiere spagnolo dell’Opus Dei, Emilio Botin, presidente del Banco Santander. Ma nei forzieri della Hsbc avrebbero depositato ingenti quantità di denaro anche personaggi italiani vicini, o fino a poco tempo fa vicini, al Vaticano. I milioni di euro recuperati dalle autorità fiscali di alcuni paesi, tra i quali l’Italia, sono probabilmente una minuscola fetta dei fondi che potrebbero essere restituiti al fisco se quel 99 per cento di informazioni contenute nel pc sequestrato a Falciani arrivasse anche in Italia. Ma di quei segreti sembra che nessuno voglia saperne nulla». Pensiamo che molti cittadini, che hanno appena messo mano al conto in banca per pagare le tasse sui redditi, avrebbero invece grande interesse ad andare a fondo nella questione.

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