«Viene spesso detto “non tutti gli uomini”. Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto». È difficile aggiungere qualcosa alla lettera di Elena Cecchettin ospitata sul Corriere qualche giorno fa.

Difficile perché non è un testo dettato dalla rabbia, dal dolore. Non è uno sfogo, con tutti gli eccessi che ciò implicherebbe. Non indugia nell’emotività del momento difficile che pure, come sorella dell’ennesimo caso di femminicidio in Italia, sicuramente sta attraversando.

È invece un’asciutta raccolta di fatti e considerazioni messi in fila. Cose che chiunque segua un minimo questi argomenti sa già, ma che elencati in maniera così densa e inappellabile costringono a farsi delle domande.

Ennesimo caso, dicevamo, ma sarebbe scorretto tenerci sul vago, perché i dati ci sono. È il 105esimo caso dall’inizio dell’anno. Secondo un report citato dal Sole 24 Ore, «da gennaio a oggi, si legge nel report curato dal Servizio analisi criminale della direzione centrale della polizia criminale, in Italia sono stati commessi 285 omicidi. E sono 102 le vittime donne, di cui 82 uccise in ambito familiare/affettivo. Di queste, sottolinea l’analisi del Viminale, 53 hanno trovato la morte per mano del partner o di un ex partner. Una statistica drammatica che, chiarisce l’indagine, è aumentata rispetto allo scorso anno e che rischia di crescere ancora da qui ai prossimi mesi». Come purtroppo spesso capita con questo tipo di report, i dati invecchiano presto. E infatti già tre altre donne sono state uccise dalla sua pubblicazione (compresa Giulia Cecchettin), di cui almeno due in ambito familiare.

Gli interventi annunciati dall’attuale governo sono stati oggetto di critiche, visto che si concentrano più sull’aspetto punitivo che su quello preventivo. Ma per correttezza bisogna dire che chi ha preceduto l’attuale esecutivo non è stato capace di fare di meglio se è vero, come afferma un report di ActionAid citato dal Sole, che «dal 2013 a oggi, in 10 anni, le risorse economiche stanziate annualmente per prevenire e contrastare la violenza sono aumentate del 156%, ma gli episodi di violenza sono rimasti sostanzialmente stabili nel tempo. Segno che la distribuzione di queste risorse ha seguito più un approccio emergenziale che strutturale al fenomeno».

Ma è sbagliato anche volgere lo sguardo solo alla politica. Bisogna che tutti facciano la propria parte, a partire dagli uomini. Per citare ancora Elena Cecchettin: «È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale, dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentano il minimo accenno di violenza sessista. Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza, ditelo a quel collega che fa catcalling (commenti molesti, ndr) alle passanti, rendetevi ostili a comportamenti del genere accettati dalla società, che non sono altro che il preludio del femminicidio».

Non potremmo essere più d’accordo. E in linea con questo principio di partecipazione va letta la campagna di Avis #FaccioLaMiaParte, che spinge donatori e donatrici (ma non solo loro) a essere proattivi, nella convinzione che «il problema della violenza di genere è, infatti, culturale e sociale, non biologico». Un messaggio che da un lato dà speranza, perché certifica che un cambiamento è possibile, dall’altro richiama tutte e tutti alle proprie responsabilità, a non girarsi dall’altra parte.

«Come dimostrano i recenti fatti di cronaca, la violenza sulle donne è un tema tristemente e drammaticamente attuale e rappresenta un’urgenza per il nostro Paese. Di fronte a ciò, nessuno di noi, in primis in quanto individui, può voltare lo sguardo o rimanere indifferente, ma deve divenire patrimonio di riflessione e impegno culturale ed educativo per tutti e per ciascuno – ha detto il presidente di Avis Nazionale, Gianpietro Briola –. Attraverso questa campagna, la nostra associazione ha voluto ancora una volta attivarsi per manifestare la propria partecipazione alla giornata del 25 novembre, con messaggi di sensibilizzazione, perché siamo convinti che una società possa davvero considerarsi libera e civile quando ciascuno è consapevole di dover contribuire facendo la propria parte. In una realtà che ha davvero a cuore il benessere e la libertà di ogni persona, non può e non deve esserci spazio per atti di prevaricazione, violenza e violazione dei diritti altrui ma devono prevalere il rispetto e la crescita comune».

Avis Legnano aderisce alla campagna. Vi invitiamo a seguire e rilanciare il messaggio visitando i nostri profili social: Facebook e Instagram.

(Foto di Mika Baumeister su Unsplash)

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