Salutiamo l’arrivo della corrente che ieri ha portato sul nostro territorio l’aria di Fukushima. Niente allarmismi per il momento, dal ministro della Salute Ferruccio Fazio in giù sono tutti presi a rassicurarci sul fatto che non si tratta di una nube radioattiva, bensì di una brezza che dal paese del Sol levante ha avuto il tempo, lungo il tragitto, di liberarsi quasi totalmente della sua radioattività. Ciò non cancella la gravità dell’incidente, e le potenziali conseguenze negative per il pianeta, che ancora non si conoscono, o nessuno ci vuole dire. Non dimentichiamo infatti che all’epoca di Chernobyl le informazioni sui rischi per la salute dovuti alle contaminazioni non furono diffusi che dopo lunghi giorni. Quindi ben vengano le rassicurazioni, se fondate. Ma il campanello d’allarme resta pronto a suonare – ricordiamo che la gravità dell’incidente è stata valutata dall’agenzia nucleare francese al livello 6, su una scala di 7 (picco raggiunto solo in Ucraina nel 1986).

Sempre ieri, tre persone al lavoro nella centrale di Fukushima sono state portate in ospedale perché contaminati da alte radiazioni. Segno che i rischi sono lontani dall’essere superati. Ne sanno qualcosa i musicisti del nostro Maggio musicale fiorentino, che si trovavano a Tokyo durante il terremoto, nei cui organismi sono state trovate tracce di iodio 131, che, secondo fonti sanitarie, non incidono sulla salute – peraltro, il rientro è potuto avvenire solo dopo quattro giorni, durante i quali gli orchestrali nulla hanno potuto fare per ripararsi dall’esposizione. Ancora rassicurazioni, ma la prolungata esposizione a un alto fattore di rischio rimane.

Colpisce, in tal senso, una dichiarazione rilasciata alcuni mesi fa dall’allora neo insediato ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani: «Mi sembrerebbe strano non prevedere che in Lombardia ci possa essere una centrale». L’Italia dimostra anche nei fatti di andare per conto proprio nella scelta delle politiche energetiche. Con l’approvazione, a inizio marzo, del cosiddetto decreto Romani, a partire da giugno saranno sospesi gli incentivi per la costruzione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, per scongiurare il “rischio” di raggiungere troppo presto gli obiettivi fissati dall’Europa in questa materia. Non sono mancate critiche e manifestazioni di protesta, anche da parte di esponenti del governo. Secondo Diego Masi, su Vita, il decreto è uno «scippo per favorire il nucleare».

Cara Europa, aspettaci, vedrai che passeremo anche noi alle rinnovabili, dacci solo il tempo di finire tutto il resto.

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