«Gli uomini, non soltanto alla roulette ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente». (Fëdor Dostoevskij, “Il giocatore”)

Su questo blog ci siamo occupati a più riprese in passato di gioco d’azzardo e patologie a esso riconducibili. Purtroppo gli appelli lanciati da noi e altre realtà del terzo settore non hanno arrestato l’avanzare di quella che è diventata una vera e propria invasione di slot machine nei bar. Luoghi di ritrovo e socialità, o anche di momentaneo ritiro in cui godersi in santa pace un buon caffè e leggere il giornale (qualunque sia) trovato sul tavolo. Da qualche tempo proliferano in ogni dove macchinette di vario tipo in cui giocare qualche spicciolo, o magari lo stipendio con cui si dovrebbe contribuire al sostentamento del proprio nucleo familiare.

Oggi la campagna No slot, lanciata dal mensile Vita -che da sempre conduce una battaglia civile su questo tema- rilancia il problema e prova a portarlo all’attenzione dei media e della politica. Tanti i successi raccolti da quando è stata avviata la campagna, all’inizio di novembre: apparizioni televisive, interesse da parte di quotidiani nazionali, dichiarazioni (e provvedimenti) di appoggio da parte di vari sindaci e due presidenti di regione (Roberto Cota, Piemonte e Rosario Crocetta, Sicilia). Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’area Giovani e dipendenze della comunità Casa del giovane di Pavia, da tempo tiene un blog sul sito di Vita, su cui raccoglie informazioni, riflessioni e storie sul tema delle slot. Riprendiamo alcuni stralci dai post degli ultimi mesi, per mettere in luce gli effetti perversi di questo “innocuo passatempo”, come è percepito dal 100 per cento dei ragazzi che abitualmente giocano d’azzardo (la statistica è riportata su Vita di dicembre e riguarda il Nordest italiano, dove il 45 per cento dei giovani in età scolare dichiara di giocare). Iniziamo da uno spunto che la dice lunga sul perché siano aumentate esponenzialmente le macchinette nei bar. A parlare è una proprietaria che ne sta per installare alcune, mentre a seguire la testimonianza di Monica, che invece ha deciso di togliere quelle che aveva:

01/11/2012
«Il fatto è molto semplice. Per allocare due macchinette mi hanno proposto la videosorveglianza del locale, l’impianto di allarme e l’istallazione della televisione al plasma, tutto gratuitamente e sa, di questi tempi…»

20/11/2012
«Vedere padri di famiglia dilapidare il proprio stipendio a quelle maledette macchinette che lei aveva ospitato nel suo bar, rendersi conto di quante persone si rovinavano attaccate a quegli infernali “demoni di ferro” che a lei portavano invece grandi guadagni, non le faceva dormire sonni tranquilli. Ed è riuscita a prendere una decisione forse controcorrente, lontana da quella politica del guadagno a tutti i costi che troppo spesso guida le azioni ma coerente con quell’etica umana che non può non determinare le nostre scelte. Così ha deciso di “staccare la spina”… Ha voluto ridare al suo bar quella destinazione iniziale di luogo di aggregazione e non di isolamento davanti a uno schermo, di relazione e non di scommessa contro il destino, di gioco reale e non di gioco a perdere.

Infine il racconto struggente di una donna che vede il suo compagno perdere soldi e serenità per la febbre del gioco.

09/11/2012
Sono la moglie di un giocatore, oramai da circa due anni, purtroppo io sono debole e lo assecondo sempre. A volte trascina anche me a giocare e sono disperata, abbiamo una nostra attività e ci sono giorni che non si va neanche a lavorare per andare al bar a giocare. Premetto che viviamo in un paesino di provincia e la proprietaria della sala giochi ci conosce molto bene e spesso e volentieri ci istiga a giocare. Ci siamo mangiati quasi tutto, ma la cosa che mi preoccupa di più e che mio marito è entrato in una forte depressione perché nonostante tutto si rende conto del danno economico che ha provocato. Per questa depressione a volte gli viene voglia di farla finita, secondo lui così non creerebbe più problemi a nessuno.