Nonostante tutto il mondo sia alla frenetica ricerca di un vaccino contro il coronavirus, il 26 per cento dei Francesi a marzo diceva che non ne avrebbe fatto uso nel caso si fosse reso disponibile, riporta Nature. Negli Stati Uniti, due mesi dopo, il 14 per cento degli Statunitensi diceva lo stesso. Ormai da tempo siamo abituati alla presenza di movimenti scettici o apertamente contrari all’uso dei vaccini, o a gruppi che difendono la libertà di scelta individuale quando si parla di vaccinazione obbligatoria. Le dimensioni di questi movimenti sono variabili, e spesso la sovrarappresentazione che ne danno i media li fanno apparire numericamente più consistenti di quanto non siano. In ogni caso la loro influenza può contribuire a rallentare la capacità di intere popolazioni di debellare virus e batteri. Lo scienziato e scrittore Jonathan M. Berman ha da poco pubblicato un libro dal titolo Anti-vaxxers: How to Challenge a Misinformed Movement (attualmente non disponibile in italiano), in cui ricostruisce la storia dei movimenti “no-vax”, oltre a chiedersi in che modo si possono contrastare questi fenomeni e indurre chi vi finisce invischiato a ricredersi.

Antivaccinisti del XIX secolo

Quando nel 1853 il governo britannico emanò una legge che rendeva obbligatorio il vaccino contro il vaiolo, racconta il Washington Post, un praticante di idroterapia di nome John Gibbs si oppose. In particolare, sosteneva che la norma andasse contro la libertà delle persone di controllare il proprio corpo, che facesse l’interesse dei medici e che abbassasse la “resistenza vitale” alle malattie. Nel 1866 Richard Gibbs, cugino di John, fondò l’Anti-Compulsory Vaccination League (letteralmente la Lega contro la vaccinazione obbligatoria), sempre in Inghilterra, prima entità organizzata di questo tipo nella storia. Nel 1879 nacque una realtà simile anche negli Stati Uniti. Quando nel 1885 un focolaio di vaiolo si diffuse a Montreal, in Canada, nacque una protesta contro la vaccinazione obbligatoria. Si tratta dell’ultima epidemia di vaiolo mai scoppiata in una grande città tra i paesi sviluppati. È un dato di fatto che le vittime provocate dal vaiolo sono scese decisamente dopo la scoperta del vaccino, individuato nella prima metà dell’800. In pochi anni, in Francia, si passò da un numero di morti annuali compreso tra 50 mila e 80 mila a circa un decimo. La storia dei vaccini non è costellata unicamente di successi. Nel 1955, più di 100 mila dosi di vaccino antipolio realizzati nei laboratori Cutter and Wyeth furono disattivati nella maniera sbagliata. Questo causò 250 casi di paralisi e 11 morti. Il tragico incidente colpì il mondo scientifico e la società, rallentando la campagna mondiale per la vaccinazione antipolio. Alla fine, ebbe anche la conseguenza di portare a livelli più alti di controllo e di test nella realizzazione dei vaccini.

Come parlare agli antivaccinisti

Secondo Berman, i movimenti contro i vaccini condividono alcune caratteristiche e convinzioni: diffidenza verso il controllo statale, sfiducia nel sistema sanitario e i suoi prodotti, informazioni false sui vaccini (spesso diffuse da persone con interessi economici), paure infondate di danni alla salute diffuse da fonti di misinformazione e sui social media. I più vulnerabili a queste tesi sono spesso genitori che devono decidere cosa è meglio per i loro figli, e che invece di informarsi da fonti affidabili ricevono informazioni da persone della loro comunità che si oppongono ai vaccini. Secondo diversi studi, gli antivaccinisti spesso reagiscono alle argomentazioni scientifiche radicalizzando le proprie posizioni. Molti genitori che sono inizialmente solo diffidenti rispetto alla vaccinazione finiscono per perdere fiducia nei professionisti della salute o preoccuparsi che troppi vaccini possano “indebolire” il sistema immunitario dei bambini. Berman riporta storie di genitori che si sono ricredute semplicemente ricevendo informazioni da amici che condividevano notizie positive sulla vaccinazione, senza esprimere giudizi. Altri si sono convinti dopo aver letto libri sull’argomento. Altri hanno cambiato idea dopo che membri della loro famiglia hanno contratto malattie che si potevano prevenire con la vaccinazione. «Sono le persone a cambiare idea, non possiamo farlo noi per loro», conclude ironicamente Berman. Dal canto nostro, possiamo fornire informazioni (affidabili) ed esperienza ad amici o parenti scettici. La vaccinazione è un bene comune e un dovere. Chi si vaccina protegge se stesso e gli altri, e in tempi di pandemia questo principio è ancora più importante.

(Foto di Steve Eason su flickr)