Il 2020 è stato un anno difficile anche dentro le carceri italiane. La pandemia ha determinato una diminuzione della popolazione carceraria, alleviando ma non risolvendo il problema del sovraffollamento. Lo racconta il nuovo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione, pubblicato pochi giorni fa. A un anno dal primo caso di COVID-19 scoperto a Codogno, la popolazione carceraria è scesa di 7.533 unità (-12,3 per cento), passando dai 61.230 detenuti del 29 febbraio del 2020 ai 53.697 del 28 febbraio 2021. Resta alta la percentuale di coloro che sono ancora in attesa del primo grado di giudizio, pari al 16,5 per cento. Come spiega Antigone, siamo tornati ai livelli del 2015: «Al 31 dicembre 2015 i detenuti erano 52.165. Dunque la riduzione dell’ultimo anno, esito piu? di attivismo della magistratura di sorveglianza che non dei provvedimenti legislativi in materia di detenzione domiciliare, ci ha riportati un po’ piu? vicini all’Italia carceraria che dopo essere stata messa sotto accusa dai giudici europei, nel 2013, avvio? dei processi di deflazione della popolazione detenuta».

Il tasso di occupazione delle strutture resta oltre il massimo previsto, determinando situazioni di grave sovraffollamento in alcuni istituti: «Il tasso di affollamento e? oggi pari al 106,2 per cento. Posto pero? che la stessa amministrazione penitenziaria riconosce formalmente che “il dato sulla capienza non tiene conto di eventuali situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato”, e che presumibilmente i reparti chiusi riguarderebbero circa 4 mila posti, il tasso di affollamento effettivo, seppur non ufficiale, va a raggiungere il 115 per cento». La situazione è molto diversificata a livello territoriale e ci sono istituti penitenziari in cui l’occupazione effettiva è quasi il doppio della capienza, come a Taranto (603 detenuti per 307 posti), Brescia, (357 detenuti per 186 posti), Lodi (83 detenuti per 45 posti), Lucca (113 detenuti per 62 posti) e Grosseto (26 detenuti per 15 posti). Come si può vedere, i problemi si presentano in diverse aree del paese, da Nord a Sud.

Restano ancora poco sfruttate le misure alternative alla detenzione, che potrebbero contribuire in maniera massiccia a risolvere il problema del sovraffollamento. Attualmente sono 19.040 i detenuti con residuo di pena inferiore ai tre anni, che quindi potrebbero accedervi. A questi «va sottratta quella quota sottoposta a divieti normativi in ragione del reato commesso». Ma in ogni caso «Se solo meta? di loro ne fruisse avremmo risolto parte del problema dell’affollamento carcerario italiano». Dal punto di vista della sicurezza, sono calati i reati più gravi, ma non quelli commessi contro le donne, che quindi hanno un peso maggiore rispetto al totale. «Come negli anni precedenti, anche nel 2020 vi e? stata una diminuzione degli omicidi volontari. In particolare, si e? passati dai 315 omicidi del 2019 ai 271 del 2020, con una riduzione pari al 14 per cento. Quest’anno si e? scesi per la prima volta sotto i 300 omicidi, raggiungendo i minimi storici. La diminuzione degli omicidi totali non ha trovato pero? corrispondenza in una pari riduzione negli omicidi con vittime donne. Negli ultimi due anni, risultano in lieve aumento le vittime di sesso femminile (da 111 del 2019 a 112 del 2020) e quelle uccise in ambito familiare affettivo (da 94 a 98)».

Uno dei dati più drammatici riguarda quello dei suicidi commessi in carcere, cresciuto a livelli che non si vedevano da decenni: «Secondo i dati pubblicati da Ristretti e dal Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ndr), nell’anno appena passato 61 persone si sono tolte la vita all’interno degli istituti di pena italiani. Nel 2020 tale tasso è risultato significativamente superiore agli anni passati, attestandosi a 11 casi di suicidio ogni 10.000 persone. Erano quasi vent’anni che non si registrava un numero cosi? alto. Guardando l’età, vediamo come nella maggior parte dei casi si è trattato di persone giovani: l’età media delle persone che si sono tolte la vita in carcere nel 2020 è di 39,6 anni. La fascia piu? rappresentata – con quindici decessi – è infatti quella delle persone fra i 36 e i 40 anni, tristemente seguita da otto decessi di ragazzi con un’età compresa tra i 20 e i 25 anni. I più giovani erano due ragazzi di 22 anni morti a pochi giorni di distanza, uno a Benevento e l’altro a Brescia. La persona più anziana era un uomo di 80 anni deceduto nel carcere di Cagliari».

(Foto di Miguel Á. Padriñán su Pexels)

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