All’inizio di aprile, la maggior parte dei volontari del Servizio civile era a casa. Attualmente, secondo quanto riporta il Dipartimento per le politiche giovanili, sono tornati quasi tutti in attività. In un documento diffuso ieri, il Dipartimento scrive infatti che già a metà aprile, termine che era stato dato agli enti di servizio civile per comunicare lo stato di possibile riattivazione dei propri progetti, 902 (l’80 per cento del totale) avevano fornito le informazioni richieste. Sul totale delle comunicazioni inviate, il 72 per cento dei progetti era stato riattivato. «Dal 16 aprile – si legge nel documento – 23.575 giovani (il 76 per cento) sono tornati (o torneranno a breve) in servizio attivo in 8.923 sedi di attuazione progetto (il 62 per cento delle totali) anche se circa 3.200, lo ricordiamo, non si erano mai fermati. Soltanto 5.692 operatori volontari hanno dovuto fermarsi di fronte all’impossibilita? di proseguire il proprio servizio nei progetti in cui erano impegnati, mancando le sufficienti condizioni di sicurezza o gli strumenti organizzativi ed operativi necessari a ripartire». A oggi sono 1.494 i volontari che ancora non hanno potuto riprendere servizio, il 5 per cento del totale. Il Dipartimento sta però contattando gli enti di riferimento per ottenere le informazioni mancanti e capire come procedere per la ripresa. Data la situazione, non tutti i volontari sono potuti tornare ai propri ruoli nelle stesse modalità di prima: tra loro, «13.044 (il 55 per cento) riprendono le proprie attivita? sospese cosi? come erano essenzialmente previste nei progetti originari, mentre 10.531 (il 45 per cento) sono impegnati in progetti che hanno subito una rimodulazione rispetto alle modalita? individuate per la ripresa delle attivita?: 2.723 sedi di attuazione progetto hanno ripreso in modalita? “sul campo”, impiegando 7.523 volontari; 4.033 sedi in modalita? “da remoto” per 9.680 volontari; 2.167 sedi in modalita? “mista” per 6.372 volontari».

Anticipare i progetti per aumentare i volontari

Luigi Bobba, ex sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nei governi Renzi e Gentiloni, ha rilanciato su Vita una proposta che consentirebbe di aumentare rapidamente il numero di giovani impiegati nel Servizio civile, anticipando l’approvazione dei progetti già presentati dagli enti. In questo modo, secondo Bobba, si potrebbero «far partire negli ultimi mesi dell’anno più di 50.000 volontari in servizio, raddoppiando di fatto i posti oggi disponibili con le risorse attribuite al Fondo nazionale per il servizio civile nel 2020. Il ministro Vincenzo Spadafora qualche impegno lo ha annunciato; serve però, subito la decisione di inserire nel prossimo decreto emergenza COVID-19, le risorse necessarie (circa 130 milioni). Ma gli interrogativi che questa crisi epidemica ci pone, reclamano una risposta di respiro più lungo: far diventare il servizio civile veramente “universale”». Bobba indica poi una serie di misure secondo lui necessarie per dare maggiore efficacia all’iniziativa: «Primo passo. Accrescere subito le risorse dedicate, perchè se tanti giovani faranno un’esperienza positiva, altrettanti saranno incoraggiati ad intraprendere la stessa strada. È la via del “contagio positivo”: quasi il 90% dei giovani che hanno fatto servizio civile, lo consiglierebbe ad un amico. E allora perché inseguire la prospettiva dell’obbligatorietà del servizio civile? Capisco le ragioni, ma questa scelta corre il rischio di essere controproducente. Meglio scommettere sui giovani e sulla positività dell’esperienza nella vita delle persone». Infine, nel suo articolo, Bobba propone l’introduzione di una “alternanza scuola-servizio civile”, per motivare gli studenti a proseguire l’esperienza dopo gli studi: «Consentire cioè ai giovani studenti – in particolare durante il periodo estivo – di effettuare un mese di formazione all’impegno volontario e alla responsabilità civica presso un ente del terzo settore, riconoscendo al giovane – come accade per l’alternanza scuola-lavoro – i corrispondenti crediti formativi. Se anche solo nel prossimo anno scolastico 2020/2021, il 10 per cento degli studenti della scuola secondaria e della formazione professionale potessero fruire di tale opportunità, avremmo posto le basi perchè non pochi di questi ragazzi – terminati gli studi – decidano poi liberamente di fare 8/12 mesi di servizio civile».

(Foto di Kim Gorga su Unsplash)