Da un anno a questa parte la parola “vaccino” è stata legata indissolubilmente al coronavirus e al COVID-19. Ma c’è un’altra patologia che ogni anno fa moltissime vittime, che potrebbero essere ridotte o azzerate grazie a un vaccino: la malaria. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2019 ci sono stati 229 milioni di casi di malaria, e 409 mila morti. Questo nonostante esistano dei farmaci per curare la malattia, e nonostante la si conosca da oltre un secolo.

Il primo report scientifico per un vaccino anti malaria è stato pubblicato nel 1910, ha scritto il New Scientist. I primi test sono stati fatti a partire dagli anni ’40, e da allora oltre 140 vaccini sono stati sperimentati in laboratorio. Gli sforzi non sono mancati dunque, ma la sfida è particolarmente ardua per gli scienziati.

L’Oms ha stabilito l’obiettivo di arrivare a un vaccino che sia efficace almeno al 75 per cento (ormai abbiamo ben presente il concetto di efficacia dei vaccini, giusto?) contro la malaria entro il 2030, ma finora gli esperimenti migliori non erano andati oltre il 55 per cento. È notizia di questi giorni, però, che un vaccino sviluppato dall’università di Oxford ha superato la fase II, facendo registrare un tasso di efficacia del 77 per cento. I ricercatori che hanno partecipato al progetto sperano che entro due anni il farmaco possa essere approvato, anche approfittando delle lezioni imparate durante la pandemia da COVID-19, che ha aiutato a snellire di molto la burocrazia legata alle autorizzazioni.

«La malaria ha ucciso il quadruplo delle persone rispetto al COVID-19 l’anno scorso», ha detto Adrian Hill, professore di vaccinologia all’università di Oxford e tra gli autori dello studio. «Nessuno si è chiesto se il vaccino contro il coronavirus dovesse o meno avvantaggiarsi di una procedura d’emergenza per la sua revisione e autorizzazione in Africa: ovviamente l’ha avuta. Perché dunque una malattia che uccide i bambini più che gli anziani, e che ha ucciso molte più persone, non dovrebbe avere la stessa priorità di autorizzazione in Africa?».

A livello di distribuzione, l’azienda indiana Serum Institute of India ha già fatto sapere che, qualora il vaccino dovesse essere approvato in via definitiva, sarebbe in grado di produrre in tempi brevi oltre 200 milioni di dosi.

Lo studio che ha portato ai promettenti risultati descritti è avvenuto in un istituto di ricerca del Burkina Faso, e ha riguardato 450 bambini tra i 5 e i 17 mesi di età, che sono stati divisi in tre gruppi. I primi due hanno ricevuto rispettivamente un dosaggio più basso o più alto di vaccino, mentre il terzo ha ricevuto una dose di antirabbica come gruppo di controllo. Le inoculazioni sono avvenute tra maggio e agosto 2019, molto prima del picco annuale di diffusione della malaria. Lo studio ha riportato un’efficacia del 77 per cento nel gruppo che ha ricevuto un dosaggio più alto e del 71 per cento in caso di basso dosaggio, nel corso dei 12 mesi successivi. Nessuna seria reazione avversa è stata registrata.

Il prossimo passo sarà testare il farmaco su un campione di 5 mila bambini tra i 5 mesi e i tre anni di età in quattro diversi paesi africani.

(Foto di 41330 su Pixabay)

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