L’esperto di politiche dell’immigrazione Sergio Briguglio ha pubblicato due interessanti articoli sul sito Lavoce.info. Nel primo propone una revisione del Testo unico sull’immigrazione, anche solo ristretta al capitolo dell’integrazione; nel secondo espone l’esigua agenda del governo guidato da Mario Monti sul tema, per lo più in attuazione di provvedimenti presi dal governo precedente. Rimandando al sito per quest’ultimo argomento, vediamo in sintesi i contenuti del primo.

Le proposte di Briguglio partono dalla stabilizzazione del permesso di soggiorno: egli suggerisce di «istituire un permesso di soggiorno nazionale a tempo indeterminato, con attribuzione degli stessi diritti previsti per il permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo […], per diverse categorie che meritino stabilità»: minori stranieri che siano nati in Italia da genitori stabilmente inseriti o che abbiano completato in Italia un ciclo scolastico o un periodo prolungato di soggiorno, stranieri che abbiano dato prova di alto livello di integrazione, studenti universitari che abbiano conseguito laurea o dottorato con risultati particolarmente brillanti.

Sul tema dei minori, l’articolo prosegue chiedendo che per coloro i quali vivano «in Italia con genitori irregolarmente soggiornanti possa essere richiesto, dai servizi sociali del comune o dall’autorità scolastica, un permesso per minore età, con esplicito divieto di segnalazione di elementi relativi alla posizione dei familiari del minore all’autorità di pubblica sicurezza o all’autorità giudiziaria (in analogia con il divieto di segnalazione dello straniero che ricorra a prestazioni sanitarie). In mancanza di una tale previsione, paradossalmente, il minore in questa condizione finisce per essere meno tutelato del minore non accompagnato. Chiarire […] che non può essere richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno né del minore né del genitore per l’accesso, oltre che alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado, anche all’asilo nido, alla scuola dell’infanzia, alla scuola secondaria superiore e alla formazione professionale, anche oltre i dieci anni di scolarizzazione e i sedici anni di età, fino al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale, ai servizi e alle provvidenze finalizzati a promuovere il diritto all’istruzione e alla formazione (libri, mense, trasporto ecc.)».

Sul capitolo dei diritti civili, si propone di «chiarire che lo straniero regolarmente soggiornante abilitato a svolgere attività lavorativa accede al lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione in condizioni di parità con il cittadino dell’Unione Europea», oltre a ricevere le prestazioni di sicurezza sociale di carattere non contributivo, come assegni di invalidità e assegni familiari, anche se non titolare di permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo. Sul ricongiungimento familiare, la proposta di Briguglio va verso la tutela soprattutto dei minori: «La mancata verifica dei requisiti economici normalmente previsti per il ricongiungimento non deve comportare il diniego del nulla-osta nei casi in cui questo costringa il figlio minore a vivere in patria in condizioni economiche più disagiate di quelle che gli verrebbero assicurate in Italia e/o gli impedisca di godere del diritto all’unità familiare».

E poi il tema, spesso sollevato nei mesi scorsi da più parti, della cittadinanza. Non si invoca direttamente l’acquisizione della cittadinanza per ius soli, ma si suggeriscono alcune correzioni alle leggi in vigore per facilitare il percorso ai migranti di seconda generazione: «Correggere […] la definizione di residenza legale, ai fini dell’applicazione della legge sulla cittadinanza, da quella oggi vigente (soggiorno legale e iscrizione anagrafica) al semplice soggiorno legale. Con l’attuale definizione, il percorso verso l’acquisto della cittadinanza è spesso irrimediabilmente ostacolato da cancellazioni anagrafiche o da ritardi nell’iscrizione, spesso dovuti a inessenziali difetti di comunicazione tra lo straniero e l’ufficio di anagrafe. Eliminare (con circolare) il requisito di reddito dal novero di quelli presi in esame ai fini della naturalizzazione (va mantenuto invece quello di affidabilità fiscale, se applicabile)».

Proposte, a ben vedere, né di destra né di sinistra, ma più semplicemente volte alla ricerca di una maggiore stabilità sociale, che può partire solo da un impianto legislativo che miri all’uguaglianza di tutti nei confronti dello Stato.