La discussione che ha accompagnato la vandalizzazione della statua di Indro Montanelli a Milano si è concentrata sulle implicazioni etiche di alcuni episodi della sua biografia. Ma in Italia ci sono statue che potrebbero stimolare un dibattito più ampio sul nostro passato coloniale e sulla sua rimozione. Ne scrive lo storico Lorenzo Ferrari sul suo blog per il Post.

Così come in Gran Bretagna si sono concessi una riflessione collettiva su Winston Churchill, anche noi avremmo potuto permettercela su un protagonista della nostra storia nazionale come Giovanni Giolitti, che nel 1911 decise di aggredire la Libia. E invece abbiamo ripiegato sulla biografia di un giornalista.

È curioso che, tra i tanti obiettivi simbolici che il movimento di emancipazione e solidarietà con le persone di origine africana poteva darsi in Italia, l’attenzione sia caduta sulla statua di Indro Montanelli a Milano. È una scelta che dice molto sul movimento stesso, sui suoi limiti, e sulla pervasività della rimozione dell’esperienza coloniale italiana.

Discutere della statua di Montanelli è giusto, e va da sé che erigere un monumento a uno stupratore conclamato sia stato inopportuno. Ma proprio perché le accuse contro quella statua riguardano un matrimonio forzato e la violenza su una minorenne, contribuiscono a spostare il cuore della questione dai crimini commessi dallo stato italiano in Africa a una vicenda che ebbe sì luogo in quel quadro, ma che per quanto grave rimane una vicenda privata. E così ci ritroviamo a parlare per giorni della vita sessuale del sottotenente Montanelli nel 1935-36, invece che della politica di aggressione e occupazione portata avanti in Africa dal governo italiano per oltre mezzo secolo, e di tutto quello che s’è lasciata dietro.

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(Foto di Angelo Amboldi su flickr)