Il 22 aprile si è tenuta in oltre 500 città del mondo la Marcia per la Scienza, in concomitanza con la Giornata della Terra. La mobilitazione è stata ideata da alcuni esponenti della comunità scientifica statunitense, a seguito dell’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. La reazione è legata ad alcune note posizioni “antiscientifiche” sostenute da Trump in campagna elettorale, tra le quali la più eclatante è forse la negazione dell’impatto umano sul riscaldamento globale (o addirittura il riscaldamento globale come fenomeno). Il taglio dei sussidi ad alcuni centri di ricerca, a elezioni avvenute, ha confermato l’atteggiamento della nuova amministrazione.

La marcia, pur presentandosi come nonpartisan, era dunque rivolta soprattutto al mondo politico statunitense (ma poi l’istanza è stata ripresa in tutto il mondo). Come spiegato sul sito internet della campagna, il messaggio che si è voluto passare non è che i risultati della scienza vadano acriticamente “applicati” attraverso la politica alla realtà. Sarebbe una prospettiva inquietante. L’idea è invece che di fronte a certi fatti ormai acclarati, o che comunque sono stati evidenziati oltre ogni ragionevole dubbio, il confronto politico sia volto a stabilire come affrontarli, invece che dividersi tra chi crede alle conclusioni della scienza e chi non crede. Tra questi ultimi, spesso si contano personaggi o gruppi che hanno “teorie alternative”, prive di qualunque base che permetta anche solo di confrontarle con le loro controparti “ufficiali”.

Tuttavia, chiarite le motivazioni legittime alla base della Marcia, bisogna stare attenti alle letture scorrette che si possono fare di queste stesse istanze. Ne scrive Jeremy Samuel Faust, fisico della medicina d’emergenza, su Slate, evidenziando i problemi che un atteggiamento troppo superficiale verso queste questioni può portare. Seppure coloro che negano la legittimità dei risultati della scienza restino il «nemico principale» e si confermino nel torto nella stragrande maggioranza dei casi, una difesa (per quanto sincera) della “cattiva scienza” rischia di portare loro nuove argomentazioni, e alla lunga di giocare contro la reputazione della “buona scienza”. Nel suo articolo, Faust scende nel dettaglio degli errori più pericolosi nei quali si può cadere nel difendere nella maniera sbagliata “la scienza”.

Per esempio, è molto diffusa la tendenza a selezionare, tra le notizie scientifiche, quelle che confermano le proprie convinzioni, piuttosto che quelle più accurate. Questo è contrario a uno dei principi cardine dell’approccio scientifico: le opinioni seguono i dati, dunque se cambiano questi ultimi, devono cambiare anche le prime. Ogni serio scienziato sarà pronto a cambiare idea su un determinato fenomeno, nel momento in cui una serie di esperimenti, analisi e rilevazioni portano a nuovi risultati. In questo vi è una grande responsabilità anche da parte dei giornalisti. Spesso si presentano i risultati di un singolo esperimento con titoli come “La scienza dice…”, esagerandone i risultati o ignorando altre ricerche che li contraddicono.

Stabilire relazioni di causa-effetto con metodo scientifico è un processo lungo e delicato, nel quale sono normali e sane le confutazioni, le controprove, i dubbi e le critiche. Anche le peer reviews possono fallire nel mettere in luce le debolezze di uno studio, quindi bisogna essere molto prudenti prima di farsi prendere dai facili entusiasmi (e ideologie alla moda). Faust fa un esempio relativo ai problemi cardiovascolari, oggetto principale della sua professione.

Potrebbe esservi capitato di leggere (qui e qui per esempio), proprio in questi giorni, articoli che parlano dell’assunzione di bevande dietetiche come possibile causa dell’aumento del rischio di infarto e demenza. Peraltro l’articolo scientifico era apparso originariamente su Stroke, la rivista più prestigiosa dedicata ai problemi cardiovascolari. «Ah, comunque – fa notare Faust –, gli autori non hanno preso in considerazione l’indice di massa corporea, nonostante il fatto che, prevedibilmente, le persone con l’indice più alto sono quelle che più spesso hanno infarti. Uno studio precedente, che nessuno sembra ricordare, mostra una correlazione altrettanto evidente tra obesità e infarti. Ma chi se ne frega? Al bando le bevande dietetiche! La Scienza dice che sono collegate a infarti e demenza! Comunque, in passato la Scienza ha anche detto che le bevande dietetiche causassero il cancro. Ma la Scienza aveva torto». In sintesi, lunga vita alla Marcia per la Scienza, ma cerchiamo di essere “scientifici” ogni giorno, nello scegliere da chi farci raccontare la realtà.

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