Secondo i dati pubblicati da Eurostat, l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di persone che vivono in “gravi privazioni materiali” o, per farla più breve, in povertà. Il dato italiano è in controtendenza rispetto al resto d’Europa, dove il tasso di povertà riferito al 2015 – scrive l’Ansa – è sceso a 8,2 per cento sul totale dei cittadini, rispetto al 9 per cento registrato l’anno prima. Il dato complessivo parla di 41,092 milioni di poveri in Europa. 6,982 milioni di questi vivono in Italia, dove la flessione è stata solo dello 0,1 per cento, partendo peraltro da un dato più alto (da 11,6 a 11,5 per cento della popolazione). Si tratta di un numero molto alto, soprattutto se confrontato con i dati di altri Paesi più popolosi del nostro, come la Germania (3,974 milioni, tasso del 5 per cento) e la Francia (2,824 milioni con un tasso del 4,5 per cento).

Questi dati risultano piuttosto preoccupanti, soprattutto se confrontati con un altro rapporto, ossia “Osservasalute”, osservatorio nato per iniziativa dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In esso si parla delle conseguenze negative sull’aspettativa di vita in Italia dei «tagli che hanno diminuito i servizi dati ai cittadini insieme ad una scarsa prevenzione, al calo delle vaccinazioni, ai pochi screening oncologici». In sostanza, il sistema sanitario, a causa dei tagli decisi dal governo e dalle Regioni, ha ridotto la propria attività di monitoraggio sulla salute dei cittadini. Questi ultimi si troverebbero quindi costretti a effettuare privatamente una serie di esami un tempo gratuiti, con la conseguenza per molti di rinunciare a farli e quindi di essere più esposti a patologie curabili se prese in tempo.

Si tratta della prima volta in cui cala la speranza di vita alla nascita nella storia d’Italia (per la precisione da 80,3 a 80,1 anni per gli uomini, da 85 a 84,7 anni per le donne). «Noi stiamo incominciando a vedere un segnale d’allarme – ha spiegato Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità e direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane – e speriamo che il trend possa essere immediatamente invertito. Come? Vi pare normale che siamo l’ultimo paese al mondo per la prevenzione? Queste sono le grandi sfide e il Ministro ce la mette tutta, ma noi abbiamo una sanità frammentata». A determinare questa situazione ha contribuito, tra le altre cose, il calo di vaccinazioni registrato a partire dal 2013-2014. Siamo ancora entro la soglia ritenuta di sicurezza, ma le campagne anti-vaccini stanno avendo un effetto reale.

Un altro fenomeno legato all’incremento della povertà viene dall’aumento della popolazione straniera residente in Italia. Politiche più decise volte ad aiutare (indipendentemente dalla nazionalità) chi si trova in situazione di indigenza, o nelle sue immediate vicinanze, contribuirebbe a risolvere il problema non solo a livello economico, ma anche dal punto di vista dell’equilibrio sociale. La percezione di molti è infatti che a livello istituzionale si faccia di più per le persone immigrate che per gli italiani in difficoltà. Certo, se numericamente le persone in situazioni di indigenza sono per la maggior parte straniere, è normale che a beneficiare di eventuali interventi in questo senso saranno soprattutto loro.

Ma bisogna ricordare che il bilancio tra entrate e uscite per lo Stato in merito alla presenza di stranieri sul territorio italiano è comunque positivo. Lo ribadisce il gruppo Tortuga, in un articolo per Lavoce.info: «In particolare, su 5 milioni di residenti stranieri, 3,46 sono contribuenti, per un ammontare totale di contribuzioni Irpef di 6,8 miliardi di euro. Aggiungendo tutte le altre entrate fiscali (non Irpef) provenienti da stranieri residenti si raggiungono 16,5 miliardi. I costi per lo Stato si fermano invece a 12,6 miliardi, con un saldo di cassa attivo. Altre ricerche riguardo all’impatto dell’immigrazione sulla sostenibilità della nostra spesa pubblica arrivano a conclusioni analoghe (Devillanova, 2008, e Coda Moscarola, 2003). È quindi errato pensare che un sostegno agli stranieri poveri sia un “regalo”. Piuttosto, sarebbe una misura di equità».

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