Una scuola statale può non essere realmente pubblica. E una scuola non statale può esserlo. Alcune riflessioni di Antonio Vigilante sul sistema scolastico italiano per Gli Asini.

Educazione parentale, scuole nel bosco, scuole libertarie, scuoline varie. Sembra essere in atto una vera e propria fuga dalla scuola pubblica. Da un lato c’è chi rifiuta la scuola dello Stato perché la considera inadeguata sotto il profilo educativo e didattico, lontana dall’esperienza, incapace di rispettare i ritmi di apprendimento e di crescita, chiusa nei suoi rituali. Le alternative sono l’educazione parentale come proposta di una pratica educativa e didattica familiare più creativa e viva, o appunto l’educazione in ambiente naturale o, più raramente, esperimenti libertari. Ma c’è anche chi rifiuta la scuola perché non ne condivide i valori e i modelli culturali. È il caso dei sostenitori dell’educazione parentale cattolica, che criticano la scuola statale per la sua apertura su tematiche come il relativismo etico e assiologico, l’identità di genere, il pluralismo religioso. L’alternativa in questo caso è una istruzione parentale che è evidentemente esposta al rischio di quell’indottrinamento di cui accusa la scuola statale.

A fuggire dalla scuola sono in questo caso per lo più famiglie appartenenti al ceto medio, con un buon livello socio-economico e culturale. Ma c’è una fuga dalla scuola più silenziosa, meno visibile, e tuttavia molto più grave. È la fuga non nuova e mai contrastata di coloro che la scuola l’abbandonano non perché hanno compiuto una scelta alternativa, ma perché semplicemente non sentono la scuola come istituzione significativa. È la fuga, ma forse meglio sarebbe dire defezione, dei tanti che abbandonano prima di aver conseguito un titolo di studio e di aver conquistato una cultura che li metta in grado di essere cittadini di una società complessa. E come al tempo di don Milani, sono per lo più i figli dei poveri.

La scuola italiana è una istituzione profondamente ferita dalla incapacità di costruire l’eguaglianza sociale. I dati raccontano una crisi profondissima. La novità è che a questa defezione dal basso si aggiunge la fuga dall’alto di chi sente di poter fare a meno della scuola perché trova fuori da essa le opportunità di conoscenza di cui ha bisogno. La scuola italiana non serve ai poveri e serve sempre meno ai ricchi.

Una distopia

Ipotizziamo una società nella quale l’educazione e l’istruzione siano interamente privatizzati. Alcune famiglie – quelle che possono permetterselo – educano i figli secondo i propri valori, religiosi o politici; i cattolici educano figli cattolici, i musulmani figli musulmani, i fascisti figli fascisti, e così via. Altri mandano i figli in scuole che ricalcano fedelmente la loro identità: scuole cattoliche, islamiche, fasciste eccetera. Che succederebbe? Succederebbe che la società si frantumerebbe in una molteplicità di identità chiuse e contrapposte tra di loro. Sarebbe la realizzazione perfetta di quella tribalizzazione della società che è già in atto.

Continua a leggere su Gli Asini

(Foto di Alissa De Leva su Unsplash )

Può funzionare ancora meglio

Il sistema trasfusionale italiano funziona grazie alle persone che ogni giorno scelgono di donare sangue, per il benessere di tutti. Vuoi essere una di quelle persone?

Si comincia da qui