L’ultimo anno e mezzo ci ha insegnato quanto sia importante la cura degli spazi verdi pubblici per la qualità della vita. Se per molti l’attività lavorativa si è spostata a casa dall’inizio della pandemia, quella sociale si è spostata all’aperto. Alcune città, come Bologna, hanno organizzato durante l’estate che si è appena conclusa una serie di attività nei parchi pubblici con un’intensità che non si era mai vista prima. L’attività concertistica all’aperto, pur con delle precauzioni, si è potuta svolgere nel corso dei mesi estivi, e i parchi sono stati spesso i luoghi deputati a ospitare le performance. Insomma, se fino a un po’ di tempo fa i parchi e le aree verdi erano per molti poco più che un orpello, destinate prevalentemente ad anziani, persone a passeggio col cane e runner, forse oggi si è imparato a dare loro un valore più alto.

Aria inquinata

I parchi urbani rappresentano anche un modo per sfuggire all’aria più inquinata che circola oggi nei centri urbani. Come spiega il Post, i limiti alle sostanze inquinanti nell’atmosfera raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono molto più bassi di quelli fissati dall’Unione europea e recepiti dall’Italia. E nonostante ciò vengono spesso superati, il che rappresenta un problema per la salute. Secondo dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, «nel 2018 in Italia 52.300 persone sono morte prematuramente – cioè in anticipo rispetto a quanto ci si sarebbe potuto stimare per l’aspettativa di vita nazionale – a causa dell’inquinamento da particolato fine: è un numero pari al 13,8 per cento di tutte le morti premature considerate legate a questa forma di inquinamento nell’Unione Europea».

Nell’ultimo decennio la situazione è migliorata nella maggior parte dei paesi più ricchi, spiega ancora il Post, ma la concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria si è spostata nei paesi in via di sviluppo (probabilmente anche a causa delle delocalizzazioni delle catene di produzione dei paesi ricchi). Quindi le persone che vivono in quei paesi sono oggi più colpite dal problema rispetto a prima.

Quanto spendono le città

Openpolis ha analizzato i bilanci delle principali città italiane che andranno al voto nei prossimi giorni, e ha scoperto diverse cose interessanti.

Innanzitutto la disponibilità di aree verdi è molto variabile: «Se consideriamo tutti i capoluoghi di provincia italiani, sono 33,8 i metri quadri di verde urbano disponibili, in media, per abitante. Nel 2019 meno di un terzo dei capoluoghi (31 su 109) superavano la media nazionale, di cui 18 a nord, 4 nel centro e 9 a sud. Nessuna delle cinque maggiori città al voto supera la media nazionale. Tra queste quella a disporre di più metri quadri di verde urbano pro capite è Torino (23,8), seguita da Bologna (21,8), Milano (17,8), Roma (17,1) e Napoli (12)».

Se si guarda alla spesa per questa voce del bilancio, Milano è la città che ne esce meglio: «Tra le grandi città dove si voterà tra meno di tre settimane è Milano quella a spendere di più per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente urbano. Il capoluogo lombardo, infatti, investe 37,65 euro per abitante, pari a 52,6 milioni di euro nel 2019. Anche Bologna supera – di poco – i 30 euro pro capite (30,60), mentre gli altri centri considerati spendono cifre inferiori: 24,6 euro per cittadino a Torino, 23,72 a Roma e 18,31 a Napoli. Se guardiamo alle uscite in termini assoluti, la capitale è la città ad aver speso di più nel 2019: 67,3 milioni di euro».

Nella tabella seguente è possibile cercare quanto spende ogni singolo comune italiano per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente.

                                     

(Foto di Egor Myznik su Unsplash)

Ricordati di farlo

Lo sai che puoi destinare il 5 per mille dell’IRPEF all’Avis di Legnano? Basta inserire il nostro codice fiscale al momento della dichiarazione. Useremo i proventi per fare ancora meglio ciò che facciamo da sempre.

È spiegato tutto qui