I tanti possessori di yacht e imbarcazioni di lusso, dal 2016, potranno dormire sonni tranquilli nei porti italiani. Il governo in carica, lanciato nella missione di fare ripartire il settore nautico, ha abolito la tassa di possesso introdotta da Mario Monti. Il decreto Salva-Italia, nel 2011, aveva introdotto un’imposta proporzionale alla lunghezza dell’imbarcazione, al fine di colpire i proprietari di questi beni di lusso, imponendo loro un “sacrifico” di poche migliaia di euro all’anno. Un obolo che non intaccava probabilmente la situazione finanziaria di queste persone, e che aveva il merito di recuperare denaro pubblico da una fascia di popolazione molto piccola ma molto ricca.

Non sappiamo cosa abbia spinto il governo in carica a tornare sulla questione, di cui non si è mai discusso pubblicamente e che di certo non animava l’opinione pubblica al punto da richiedere di inserirla in uno di quegli estenuanti rush di votazioni – come quello che si è tenuto tra il 14 e il 15 dicembre, per 37 ore – che spesso caratterizzano l’iter delle leggi di Stabilità. Possiamo ipotizzare che la misura sia dovuta alla “fuga” di yacht dai porti italiani verso quelli dei Paesi che non applicano questa tassa. Su ZeroNegativo avevamo messo in guardia da questa possibilità, che già si stava materializzando. Certo non ci aspettavamo una tale solerzia nel fare marcia indietro, così da “richiamare” in Italia le migliaia di imbarcazioni fuggite all’estero dopo il 2011.

Certo l’indotto guadagnerà da questo probabile rientro in grande stile, ma giustizia è fatta? Se davvero si è trattato di un fatto di convenienza, perché il gettito fiscale dato dalla tassa è risultato minore al danno economico dato dall’abbandono dei porti italiani, dove sono i dati? Una valutazione del genere dev’essere stata fatta sulla base di numeri e statistiche, perché non sono state presentate pubblicamente (questa è trasparenza, non pubblicare gli scontrini) e spiegate, invece di ricorrere al comodo espediente della votazione notturna? Qualcuno fa notare il paradosso per cui da ora chi ha un’imbarcazione di medie o grandi dimensioni non pagherà nulla allo Stato, mentre chi possiede anche solo un’utilitaria, magari con anni e chilometri alle spalle (e quindi con un valore di mercato che rapidamente può scendere a mille-duemila euro), debba pagare ogni anno tra i 100 e i 200 euro, che in certi casi può essere una percentuale altissima rispetto al valore del veicolo. Ridicolo e offensivo, se visto dal lato della maggior parte degli italiani. Coerente, invece, se guardato dal punto di vista di un governo che vuole fare ripartire l’economia mettendo carburante solo nei motori più grandi, in modo che i loro giri facciano muovere rapidamente i numeri e le statistiche.

Altrettanto offensivo, per i cittadini, è guardare ciò che succede nella politica. La Stampa ha pubblicato recentemente un resoconto sugli stipendi di chi ricopre cariche nelle Regioni, e il quadro non risponde a quanto dichiarato nelle ultime campagne elettorali. Dopo la crisi, e dopo l’appoggio dimostrato dagli elettori alla politica dei tagli allo stipendio portata avanti dal M5S, ci si aspettava un progressivo adeguamento di stipendi e rimborsi a tutti i livelli. Molti presidenti, assessori e consiglieri regionali hanno effettivamente visto ridurre la propria indennità di carica, che in alcuni casi è scesa addirittura a 5mila euro al mese (come nel caso di Piemonte ed Emilia-Romagna). Poi però ci sono le indennità di funzione e i rimborsi, con i quali si risale rapidamente fino a 10mila euro. Ma sono solo gli esempi più virtuosi. Per il resto, in molti hanno fatto in modo che le alchimie contabili portassero i propri proventi a ridosso del limite fissato nel 2012, ossia 13.800 euro lordi. 9 regioni su 20 lo applicano, altre tre si fermano appena sotto (Lombardia, Liguria e Trentino-Alto Adige). In più, in barba a ogni principio di trasparenza (a proposito), la lettura dei dati è complicata dalle modalità di calcolo dei rimborsi spese, diverse per ogni regione e con parametri che rendono difficile un confronto tra realtà diverse. La sensazione di essere presi in giro è grande, la pazienza degli italiani non durerà in eterno.

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