Gli attivisti della campagna “Ero straniero” hanno pubblicato i dati aggiornati dell’iniziativa con cui il governo italiano, a maggio dello scorso anno, aveva introdotto una via semplificata per regolarizzare i lavoratori stranieri, in un momento in cui a causa del lockdown la manodopera scarseggiava in diversi settori.

Da tempo la campagna sottolinea come tale intervento non abbia restituito i risultati sperati, e tuttora la percentuale di domande non ancora esaminate o rigettate sono notevoli.

Di seguito abbiamo reso navigabili i dati diffusi da “Ero straniero”, aggiornati al 27 ottobre.

Alcune province sono state piuttosto virtuose nel processare le domande arrivate. Tra quelle che hanno accettato la percentuale maggiore di domande ci sono Verbano-Cusio-Ossola, Messina, Nuoro e Trieste. Nella parte bassa della classifica le grandi città come Roma, Milano e Napoli, che devono ancora esaminare oltre l’85 per cento delle domande arrivate.

Tra le città più efficienti, ma anche meno propense ad accogliere le domande, Pescara, che ha processato tutte le domande arrivate, respingendone però più di una su tre (36 per cento) e Piacenza, che ne ha analizzate buona parte respingendone quasi una su quattro (23,9 per cento).

Di seguito alcune delle considerazioni pubblicate sul sito della campagna “Ero straniero”: «Innanzitutto vogliamo “salvare la sanatoria” garantendo la prosecuzione dei procedimenti in corso da parte dell’amministrazione da un lato, con la proroga, per un altro anno, degli 800 interinali assunti nel 2021 per supportare le prefetture nell’esame delle domande; dall’altro, offrendo alle persone che hanno fatto domanda la possibilità di superare alcuni ostacoli burocratici e ottenere finalmente il permesso di soggiorno. Proponiamo, infine, un intervento per superare il sistema illogico delle sanatorie, con un meccanismo sempre accessibile per mettersi in regola e rientrare nell’economia legale, riprendendo uno dei punti principali della proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo depositato in Parlamento con oltre 90.000 firme nel 2017 e che è ancora ferma in Commissione affari costituzionali della Camera.

Nonostante l’adesione sia stata alta, a oltre un anno e mezzo dalla misura, il bilancio non può essere positivo, visto il pesante ritardo con cui l’amministrazione sta procedendo all’esame delle domande: solo un terzo del totale è stato finalizzato. Un ritardo ancor più grave se messo in relazione alle ragioni per cui è nato il provvedimento e alla situazione di emergenza vissuta nel Paese, non solo a livello sanitario. Come sottolineato nell’ultimo rapporto della Fondazione Moressa, infatti, su 456 mila posti di lavoro persi nel 2020 a causa dell’emergenza Covid, il 35% ha riguardato cittadini stranieri. In particolare, le donne sono state più colpite degli uomini a causa di una maggiore precarietà dei contratti. Anche alla luce di queste evidenze, sarebbe stato necessario consentire nel minor tempo possibile l’emersione dal lavoro nero e il rientro nell’economia legale delle decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno aderito alla sanatoria.

Rispetto ai mesi precedenti, dunque, si registrano alcuni progressi e tempi più brevi di istruttoria, certamente dovuti all’attività del personale aggiuntivo nelle prefetture, assunto proprio in vista del carico di lavoro dovuto alla regolarizzazione, anche se le circa 700 figure interinali (717, secondo i dati forniti dal Viminale) previste dal decreto “rilancio” a maggio 2020 sono entrate effettivamente in servizio quasi un anno dopo, tra marzo e maggio 2021 . Ma tale personale, tra un mese, non ci sarà più e si rischia di far precipitare nuovamente i tempi di rilascio dei documenti: il 31 dicembre, infatti, finisce la proroga dei contratti presso il ministero dell’interno e, salvo interventi legislativi in tempi brevissimi, come l’emendamento al bilancio elaborato dalla campagna, si va verso lo stallo definitivo».

(Foto di Annie Spratt su Unsplash)

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