9.487 vittime, 15.617 dispersi, 360mila sfollati, di cui 100mila bambini. Questi i dati del disastro giapponese, aggiornati al 22 marzo. Ma in questi giorni sono stati diffusi altri numeri, raccapriccianti, di una strage silenziosa e subdola, che approfitta del subbuglio creato dallo tsunami per agire indisturbata. Secondo l’associazione Meter, impegnata nella difesa dei minori, il 17 marzo sono stati registrati 166.423 visitatori su un sito giapponese usato per lo scambio di materiale pedopornografico. Il sito è stato creato subito dopo gli eventi dell’11 marzo per approfittare dell’emergenza, e quindi della distrazione degli organi di controllo. 1.003 i bambini tra i 2 e i 12 anni coinvolti in foto e video scambiati sul server. Eventi come questo vanno al di là della nostra comprensione. Le violenze su minori sono quanto di più esecrabile possa concepire la mente umana, ma il fatto di perpetrare gli abusi e la loro diffusione approfittando di una catastrofe umanitaria rende il tutto ancora più ignobile.

Ogni foto scambiata è un’offesa a chi ha perso i familiari e la casa, come Heiko Sakaki, 73 anni, che ha perso il marito e non possiede più nulla se non la sua borsetta. Ogni video messo online è un insulto a chi non c’è più, come Monty Dickson, 26 anni, insegnante d’inglese arrivato in Giappone dall’Alaska più di un anno fa. C’è sempre qualcosa da imparare dagli eventi nefasti. Spesso l’uomo si dimostra capace di trovare dentro di sé risorse intorpidite dal quotidiano, persone riservate e schive si trasformano in eroi capaci di dare la propria vita per il prossimo. Talvolta invece, purtroppo, è la metà oscura a farsi largo e a lasciare la sua sporca impronta tra le pagine della Storia.

Aggiungiamo questi 1.003 bambini al conteggio, non in quanto vittime di cause naturali, ma perché trascinati negli abissi dalla caduta dell’uomo.

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