Nelle scorse settimane si è riparlato della legge sulla legittima difesa, perché la Camera ha votato una legge per modificarne, seppure di poco, alcuni elementi. Il testo dovrà ora passare dal Senato e, se approvato senza modifiche, sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrerà poi in vigore. Il problema della legittima difesa viene periodicamente ripreso da chi sostiene che in Italia chi uccide per difendersi non sia sufficientemente tutelato. Come abbiamo spiegato in un altro post, le cose non stanno proprio così tanto che, nei casi che hanno fatto più scalpore, alla fine l’aggredito-omicida è stato sempre assolto, oppure è stata richiesta l’archiviazione senza neppure arrivare al processo. Il messaggio che cercano di far passare i politici che chiedono di allargare i contorni della legittima difesa è che in ogni caso, senza stare a perdere troppo tempo con indagini e accertamenti, sia giusto dare ragione a chi spara per difendersi.

La soluzione proposta, in sostanza, è di eliminare del tutto il concetto di proporzionalità della difesa: se violi la mia proprietà, sono legittimato a spararti, punto. Anche in quel caso, però, comunque andrebbe fatto un processo, almeno per accertare che chi ha sparato non abbia magari invitato a cena la vittima per poterla fare fuori indisturbato. Scenari grotteschi, ce ne rendiamo conto, ma possibili, e chi punta a semplificare a ogni costo qualsiasi fenomeno dovrebbe rassegnarsi al fatto che non esistono soluzioni semplici davanti a certi problemi. Anche negli Stati Uniti, Paese da sempre citato come difensore della “sacralità” della proprietà privata, e quindi della legittima difesa in senso allargato, comunque se c’è un omicidio si fa un processo per stabilire come sono andate le cose. Il che non dovrebbe essere visto come un problema o una minaccia: il processo si fa anche (e forse in questo caso soprattutto) per tutelare l’imputato. E come abbiamo visto nell’articolo linkato più su, nella stragrande maggioranza dei casi avviene proprio questo: si accerta la dinamica dei fatti e poi si archivia il caso, senza nemmeno arrivare a dover assolvere l’imputato.

Dopo questa lunga premessa, occorre sottolineare un altro motivo per cui l’attenzione riservata alla legittima difesa dalla politica (e dai media) è decisamente fuori misura: gli omicidi in Italia sono in diminuzione costante a partire dagli anni ’90. Come evidenzia un articolo pubblicato su Lavoce.info, siamo passati dai 1.916 omicidi del 1991 ai 397 del 2016 (con un calo del 15 per cento solo nell’ultimo anno). I dati variano a seconda delle zone del Paese, ma la tendenza è piuttosto uniforme da Nord a Sud. Il tasso di omicidi ogni 100mila abitanti a Catania è sceso da 15,83 nel triennio 1989-91 a 1,19 nel 2013-16. Il fenomeno è diverso a seconda del tipo di omicidi che si prende in considerazione. Quelli per criminalità comune sono scesi da 878 nel 1992 a 144 nel 2016, mentre quelli per lite/rissa sono addirittura aumentati, passando da 39 a 82. Tra le varie tipologie, a scendere drasticamente sono stati proprio quelli per furto/rapina, passati da 88 a 15.

Notevole che si stia perdendo tempo prezioso a occuparsi di legittima difesa quando il problema riguarda un numero di casi quasi irrilevante per un Paese abitato da oltre 60 milioni di persone. La giustizia privata c’entra poco con questo calo, secondo l’articolo, che imputa il successo al lavoro delle forze dell’ordine: «I dati che abbiamo analizzato fanno pensare che la flessione degli omicidi di criminalità comune o legati a furti e rapine sia almeno in parte riconducibile a una maggiore efficienza delle forze dell’ordine. Nell’ultimo quarto di secolo è continuamente cresciuta la quota di omicidi risolti con esito positivo – dei quali cioè si è trovato l’autore – passata dal 40 per cento nel 1992 al 73 per cento del 2016».

Purtroppo, non bastano i dati sugli omicidi a costruire l’identikit di un Paese più sicuro. Gli stessi autori, alcuni mesi fa, avevano messo a confronto i dati relativi a furti e rapine, notando come questi siano in amento negli ultimi anni. La bilancia delle minacce si è spostata dunque dall’incolumità fisica a quella della proprietà, il che è in linea con l’evolvere della società ed è un fenomeno che si osservava già nell’Ottocento. «Un grande storico, Lawrence Stone, analizzando i cambiamenti di lunghissimo periodo del tasso di omicidi dell’Inghilterra, osservava che la continua diminuzione di questo delitto e la crescita dei furti era riconducibile al passaggio dai valori della società feudale a quelli della società borghese. Nella prima, dominavano i reati violenti contro le persone, perché era caratterizzata dall’ascrizione, dalla gerarchia e da un forte senso dell’onore. Nella seconda sono più frequenti quelli contro la proprietà perché la società è basata sul denaro e sulle relazioni di mercato».

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