Parlare di Resistenza è diventato sempre più complesso in questi ultimi anni. Marino Sinibaldi, sul Post, prova a riportare i venti mesi che precedettero la Liberazione d’Italia alla loro sostanza, fatta di centinaia di persone diverse che, rischiando «la vita intera o qualcosa di meno fatale», fecero una scelta che avrebbe cambiato loro stesse e la nazione intorno.

“Guarda che per uno nemmeno troppo giovane è come parlare della proclamazione del Regno d’Italia”, dice un amico. Eh sì, se in una assemblea del ’68 qualcuno andava a parlare di Vittorio Veneto finiva fischiato a prescindere, mica per pacifismo ma già perché se ne usciva con una storia di cinquanta anni prima. Ad alzare l’asticella della difficoltà è poi la pandemia, uno di quei traumi che spaccano il tempo, restringono gli orizzonti non solo fisici ma storici. La Resistenza sembra venire da un altro mondo, da un tempo di cose, idee e persone troppo diverse e lontane dal nostro presente, dai nostri sentimenti e dai nostri problemi.

A quasi ottanta anni dai venti mesi gloriosi in cui almeno una parte degli italiani scelse di resistere alla dittatura, alla deportazione, alla guerra, quell’epoca pare vitale solo per la sua capacità di suscitare polemiche, peraltro da tempo sempre uguali a se stesse. E se la situazione epidemiologica e politica, insieme allo schiacciamento sul presente di qualunque discussione e a un governo di quasi completa unità nazionale attenuano perfino la strumentale spirale di manipolazioni e semplificazioni, l’unico destino sembra il silenzio. Sul quale si depositano le celebrazioni più o meno retoriche che anch’esse sembrano proseguire per una sempre più pallida coazione a ripetere.

Se è possibile provare a rovesciare questo destino è invece proprio a partire dall’esperienza che stiamo vivendo, un trauma lungo che sembra non finire mai, che colpisce tutti, e tutti però in modo diverso, che genera idee e reazioni che cominciano irrimediabilmente a sfibrarsi e ci indeboliscono, come persone e come comunità, qualunque dimensione si attribuisca a questa parola.

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(Foto di Slices of Light su flickr)

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