Pochi giorni fa, a causa di una traccia uscita tra le prove dell’esame di maturità 2019, si è parlato di un fenomeno su cui siamo tornati spesso su ZeroNegativo, l’illusione della conoscenza. Si tratta della convinzione che tutti abbiamo di sapere e aver capito molte più cose di quelle che realmente sappiamo e abbiamo capito. Un paradosso che rende talvolta impossibile un reale scambio di idee tra persone con opinioni diverse. Il giornalista britannico David Robson ha raccolto in un articolo per il Guardian alcuni suggerimenti su come impostare un dibattito in maniera costruttiva e arrivare così a una vera conversazione, che inneschi un ragionamento nell’interlocutore e al contempo abbassi la “temperatura” della situazione. Di seguito abbiamo riassunto i punti principali.

1. Chiedere di spiegare

Molte argomentazioni, soprattutto quando si parla di politica, sono basate su premesse false. Nonostante il lavoro instancabile dei fact-checker, spesso si cominciano le conversazioni su un tema senza nemmeno concordare sui suoi presupposti. E nonostante la superficialità con cui si conosce l’argomento, lo si maneggia ostentando grande sicurezza. Una strategia semplice ma efficace per “sgonfiare” gli argomenti dell’altro è chiedere maggiori dettagli. Per esempio, se state parlando con qualcuno che nega le responsabilità umane nell’emergenza climatica, potreste chiedergli esattamente come le teorie alternative che porta avanti spiegherebbero l’aumento generalizzato delle temperature.

2. Fornire un racconto alternativo convincente

Non basta “smontare” le argomentazioni altrui, bisogna offrire qualcosa di alternativo e convincente. Per esempio, un anti-vaccinista potrebbe credere alla teoria di una grande cospirazione della medicina per coprire gli ipotetici pericoli dei vaccini. È più probabile che gli facciate cambiare idea se rimpiazzate quella narrazione con una altrettanto coesa e convincente. Per esempio evidenziando che lo studio su cui poggiano le teorie degli “scettici”, quello di Andrew Wakefield, è frutto di una truffa scientifica, e che l’autore era motivato da interessi economici nel pubblicare il celebre articolo che parlava (con prove false) di un legame tra vaccino trivalente a autismo.

3. Dare un taglio diverso alla storia

Ogni convinzione o credenza è spesso collegata a un sistema di valori più ampio. Per esempio, i negazionisti dell’emergenza climatica sono spesso anche convinti sostenitori del libero mercato, del capitalismo e temono i pericoli di una eccessiva regolamentazione a protezione dell’ambiente. Attaccare uno di questi argomenti rischia di mettere in crisi la loro intera visione del mondo, e questo aumenterà la loro carica emotiva nel controbattere. Ma non è verosimile pensare di scardinare l’intera costruzione valoriale di qualcuno in un’unica discussione. Una buona strategia è quindi separare il tema in questione dal resto, e spiegare come si possa avere una posizione diversa in merito senza mettere in crisi il sistema più generale. Nell’esempio che facevamo all’inizio di questo paragrafo, la persona potrebbe essere più ricettiva se le si spiega che lo sviluppo di energie rinnovabili può portare a grandi progressi tecnologici e generare nuova crescita economica.

4. Fare appello a un’identità alternativa

Nessuno di noi è definito esclusivamente dalla propria affiliazione politica. A prescindere dalle proprie posizioni, ognuno è al contempo genitore, figlio, studente, artigiano, operaio, ecc. Quando si discute di politica, ovviamente, è quest’ultima a prendere il sopravvento sugli altri elementi dell’identità individuale. Spostare però l’attenzione dalla mera affiliazione può stemperare gli animi e condurre a conversazioni più costruttive. Per stare sul cambiamento climatico, se il negazionista che abbiamo davanti ha alle spalle studi scientifici, possiamo fare appello a quel suo bagaglio per condurlo verso un ragionamento più aperto. In questo modo si mostra alla persona che può cambiare idea su un singolo tema senza mettere in discussione altri aspetti centrali della sua personalità.

5. Assumere un punto di vista molto lontano

Un’altra strategia possibile è chiedere all’interlocutore di immaginare ciò di cui si parla dal punto di vista di qualcuno che sta in un altro paese. Questo aumenta la “distanza psicologica” dal tema e frena la carica emotiva del dibattito. Non dev’essere per forza una distanza geografica. Nel caso in cui si stia parlando per esempio di politiche di lungo termine, si può chiedere all’altro di immaginarsi la situazione attraverso lo sguardo di uno spettatore futuro.

6. Sii gentile

Può sembrare scontato, ma non è sempre facile mantenere la calma quando la contrapposizione si fa accesa. Il rischio, se dall’altra parte arriva aggressività, è di rispondere con altrettanta aggressività. È invece importante perseverare nel trattare l’altro con rispetto, perché un’aggressione stimola la sensazione di una minaccia, che come conseguenza può portare a chiudersi ancora di più sulle proprie posizioni. È molto più facile portare l’altro al ragionamento se lo si tratta con gentilezza, piuttosto che attaccandolo. Questo farà anche guadagnare punti agli occhi di eventuali uditori: esprimersi civilmente aumenta il grado di competenza che gli altri sono disposti ad attribuire a chi parla.

(Foto di Zden?k Machá?ek su Unsplash)