Negli ultimi dieci anni abbiamo prodotto più plastica che nei cento anni precedenti. Ogni anno in occidente si utilizzano 100 chili di plastica per persona. Di questi, solo il 40 per cento finisce in discarica. Il resto è sparso ovunque per il pianeta, e sta mettendo a rischio interi ecosistemi. Sono solo alcuni dei dati che emergono dal documentario “Dalla parte del mare”, di cui parla Giuseppe Nucera su Micron.

Dal Pacific Trash Vortex, l’isola di plastica più grande tra le Hawaii e la California, fino a ex paradisi del Sud Est asiatico e delle coste africane, ormai trasformati in discariche a cielo aperto, si stima che siano 50 mila miliardi i pezzi di plastica che galleggiano sulle acque del pianeta. Denunciare questa invasione di rifiuti plastici negli oceani è l’obiettivo di Dalla parte del mare, un documentario nato da un’idea dell’imprenditore Federico Zecchin e di Francesco Malingri, navigatore oceanico del team di MaseratiMulti70, il trimarano guidato dallo skipper Giovanni Soldini.

«Sempre più spesso in mare accusiamo danni a causa dei rifiuti in acqua: negli ultimi 6 mesi abbiamo rotto tre volte il timone del trimarano a causa di urti con oggetti non identificati, dalle diverse dimensioni, molto probabilmente rifiuti, ammassi di plastica ma anche container», queste le parole di Giovanni Soldini che, insieme a Francesco Malingri, è stato ospite al convegno “Oceani di ghiaccio e plastica” dell’Università di Milano-Bicocca il 29 marzo scorso.

MARI E OCEANI: IMMENSE SUPERFICI DI PLASTICA

Le spedizioni di MaseratiMulti70 di questo ultimo anno non solo hanno permesso a Soldini e Malingri di segnare alcuni record mondiali, come quello nello scorso febbraio per la tratta Honk Kong-Londra, ma sono state anche l’occasione per raccogliere immagini in diversi mari per documentare lo stato allarmante delle acque di superficie e delle spiagge da ogni angolo del globo: ex paradisi ormai perduti, come l’oasi di Ko Rawi National Marine Park in Tailandia; piccoli centri abitati soffocati dai rifiuti, come il villaggio di palafitte di Langkawi in Malesia; le coste di ogni parte del mondo, del Senegal alla California, senza dimenticare il Mare nostrum, vedono rifiuti minacciare spiagge e rocce.

Quello che emerge dal videodoc Dalla parte del mare è una triste verità: nessuna superficie marina è indenne dall’invasione della plastica. Oceani e mari, purtroppo, stanno diventando sempre più la grande discarica di plastica del globo e la presenza di aree protette non rappresenta alcun un ostacolo per tale fenomeno. La denuncia dei navigatori oceanici Soldini e Malingri è chiara e diretta: «non esiste più alcun luogo della terra escluso dalla minaccia plastica e noi tutti, con i nostri consumi e le nostre abitudini, siamo complici di questo disastro».

UN PROBLEMA DIFFICILMENTE QUANTIFICABILE

Uno studio di Josè Derraik dell’Università di Auckland ha calcolato nel 2002 che la plastica rappresenta fino all’80% di tutti i rifiuti marini. Se si pone lo sguardo esclusivamente alle spiagge, una ricerca del 2015, condotta da Galia Pasternak dell’Università di Haifa, in Israele, stima che quelli plastici occupano il 90% dei rifiuti totali. Un allarme globale in cui alla estrema necessità di interventi si aggiunge la difficoltà nel quantificare con precisione la plastica che galleggia sulle acque dei mari del pianeta: secondo un modello teorico quantitativo del 2015 ci sarebbero 5.250 miliardi di pezzi di rifiuti di plastica, per un peso complessivo di 268.940 tonnellate, escludendo quelli presenti sui fondali o sulle spiagge. Mentre, secondo la stima della ricerca A global inventory of small floating plastic debris, a livello globale si conterebbero quantità 10 volte superiori, intorno ai 50 mila miliardi di pezzi di plastica galleggianti sulle acque del pianeta.

IL PACIFIC TRASH VORTEX

L’estrema difficoltà di effettuare stime con precisione è emersa palesemente nel caso del Pacific Trash Vortex, un’isola di rifiuti composta per il 99,9% da frammenti di plastica galleggiante per un totale di circa 80 mila tonnellate di plastica. Vasta 1,6 milioni di km2 quadrati, circa tre volte la grandezza di stati quali il Texas o la Francia, una ricerca pubblicata lo scorso 22 marzo sulla rivista Scientific Reports, condotta dal 2013 al 2015 dalla fondazione olandese The Ocean Cleanup, stima dalle 4 alle 16 volte più grandi le dimensioni dell’isola rispetto alle stime precedenti. La composizione dell’isola sarebbe formata da 1,8 trilioni di pezzi di plastica che nel 92% dei casi sono più grandi di 0,5 cm. Al 46% è composta da reti da pesca. Riscontrate anche presenze di plastiche quali polietilene e polipropilene.

(Foto di Paolo Margari su flickr)