Dal primo gennaio 2020, alla presidenza del Consiglio europeo della ricerca (European Research Council, ERC) c’è uno scienziato italiano, Mauro Ferrari. Dal ritratto che ne fa la testata Science Business emerge una persona non solo competente, ma anche in grado di ispirare. Una qualità, quest’ultima, tutt’altro che scontata nell’ambito delle istituzioni europee, dove a prevalere è più spesso la figura del grigio burocrate.

Che cos’è il Consiglio europeo della ricerca

Il Consiglio europeo della ricerca è un organo istituito nel 2007 dalla Commissione europea, e il suo ruolo fondamentale è concedere fondi alla ricerca scientifica e tecnologica. Il suo budget 2014-2020 è di 13 miliardi di euro, usati per finanziare progetti di ricerca e per supportare percorsi di dottorato o post-dottorato. Numeri che la rendono un’istituzione importantissima nel panorama europeo, a cui va aggiunto il fatto che cinque progetti finanziati dall’ERC hanno vinto altrettanti premi Nobel. Un tale risultato in un arco di vita così breve è forse dovuto al fatto che c’è un solo criterio nella scelta dei progetti: l’eccellenza. Non ci sono priorità tematiche o geografiche da rispettare. Il comitato scientifico valuta i progetti che arrivano e finanzia solo quelli che reputa migliori dal punto di vista della qualità del lavoro.

Una ricerca “super-disciplinare”

La nomina di Mauro Ferrari alla presidenza dell’ERC risale al 14 maggio 2019, ma l’insediamento vero e proprio è avvenuto all’inizio di quest’anno. Una delle cose che rendono Ferrari diverso dall’idea che normalmente abbiamo delle persone che ricoprono ruoli apicali è l’ecletticità. All’età di 43 anni, riporta Science Business, Ferrari ha interrotto una brillante carriera in ingegneria meccanica per studiare medicina, arrivando a diventare uno dei fondatori della nanomedicina. Nel frattempo, non ha mai smesso di cantare e suonare il sassofono in una band rhythm and blues. L’intento di Ferrari è far diventare la scienza un campo “super-disciplinare”. Com’è noto, attualmente l’ambito accademico tende a ragionare per compartimenti stagni, ed è difficile che tra ricercatori di diverse discipline si riescano a stabilire forme di collaborazione efficaci. Per Ferrari gli scienziati devono imparare a «guardare attraverso i muri, a vedere dietro gli angoli». La parola super-disciplinare è una sua proposta, scelta al posto delle più comuni interdisciplinare, trans-disciplinare, multidisciplinare, ecc. La spiegazione, ancora una volta, dice molto del personaggio: «Mi piacciono le cose “super”, sono un entusiasta». Per attuare questo cambio di paradigma nella scelta dei progetti da finanziare, Ferrari sta pensando a una riforma interna dell’ERC che riguardi i processi di valutazione. «C’è questa nozione emergente secondo cui potremmo spostarci verso panel di valutatori “dinamici”». In altre parole, quando necessario, il panel che si deve occupare di valutare un progetto potrebbe essere assemblato pescando tra persone con expertise che riflettano la complessità dell’idea. Questa e altre questioni saranno discusse alla prossima riunione formale del comitato scientifico, che si terrà alla fine di febbraio.

L’eccellenza resta il criterio

Al di là delle procedure, l’obiettivo non è stravolgere la natura dell’ERC, e l’eccellenza scientifica continuerà a essere il criterio principale nella valutazione dei progetti. «Non è compito dell’ERC destinare fondi su base geografica», ha detto Ferrari. Per questo ha recentemente spronato i primi ministri di paesi come la Slovenia, Croazia e Serbia a investire di più nella ricerca, in modo che le rispettive comunità scientifiche possano ambire alle risorse dell’ERC. Il budget per il programma di finanziamento europeo 2021-2027 è ancora in fase di negoziazione, e non è detto che non arrivino tagli al bilancio dell’organo presieduto da Ferrari. Al contrario, questi vorrebbe vedere crescere la disponibilità del Consiglio. «I soldi che abbiamo non sono sufficienti a stare al passo con le potenzialità dell’eccellenza scientifica». Più soldi vorrebbero dire anche più progetti internazionali, e più possibilità per l’Europa di attrarre le migliori menti mondiali. «Con la giusta quantità di fondi – ha detto Ferrari – possiamo decuplicare il livello dell’eccellenza scientifica, senza alcuna diluizione».

(Foto di Michael Longmire su Unsplash)