Chiunque di noi conosce la tentazione irresistibile di indugiare su contenuti online molto lontani dall’idea che abbiamo di noi stessi e dei nostri interessi, e la frustrazione che ne segue. Spesso si dà la colpa al clickbaiting (i cosiddetti titoli “acchiappa clic”), scaricando la colpa su chi offre i contenuti. Questo però spiega solo in parte come mai spesso ci troviamo a guardare, per esempio, un video su come diventare invisibili, invece che a leggere quell’approfondimento sulle elezioni in Romania che ci interessava tanto. Secondo lo psicologo Daniel T. Willingham, della University of Virginia, l’altro pezzo del problema sta nel modo in cui funziona la nostra mente. Secondo Willingham, che in suo articolo per il New York Times cita diversi studi ed esperimenti che riguardano il meccanismo che sottostà alla nostra curiosità, un fattore importante è l’attrazione verso l’ignoto.

Attratti dall’ignoto

In un esperimento, ai partecipanti veniva chiesto di scegliere una foto su un gruppo di quattro, delle quali ognuna aveva una diversa probabilità di portare a un premio in denaro. Le foto si ripetevano, quindi i soggetti imparavano a scegliere quelle che pagavano meglio. Ma quando una nuova foto compariva, la sceglievano molto più spesso di quanto si aspettassero i ricercatori. Questa preferenza per la novità è alla base, per esempio, del periodico rinnovamento del packaging dei prodotti commerciali. Il nostro cervello ha imparato a “premiarsi” quando scopre qualcosa di nuovo. Ecco perché siamo portati a esplorare la nostra realtà e a scoprire cose nuove anche quando questo non ha un impatto immediato sulla nostra vita, né prevede una forma di ricompensa di per sé. È stato osservato che i neonati sono più attratti da foto e immagini nuove rispetto a quelle più familiari. I bambini in età pre-scolare prestano più attenzione a giocattoli meccanici se trovano difficile capire come funzionano. La curiosità non assicura solamente nuove opportunità di apprendimento, ma migliora l’apprendimento in sé. In un esperimento recente, i partecipanti leggevano domande bizzarre e valutavano quanta curiosità provocavano loro. Dopo un po’ di tempo, rivedevano le stesse domande, ma stavolta ognuna era seguita da una foto di un volto, e dovevano valutare se la persona raffigurata sembrava più o meno curiosa di conoscere la risposta. In un ultimo test di memoria “a sorpresa”, i soggetti ricordavano meglio i volti che comparivano dopo le domande che rendevano loro stessi curiosi.

La curiosità amplifica l’apprendimento

La curiosità mette dunque il cervello in uno stato che amplifica l’apprendimento. Un altro aspetto che guida la nostra curiosità è quanto le nuove informazioni che stiamo per apprendere siano connesse con quanto già sappiamo. La nostra curiosità sale al massimo quando capiamo che il contesto ci offre nuove informazioni in proporzione tale da permetterci di integrarsi con quanto già sappiamo. Siamo inoltre più attratti da ciò che possiamo imparare velocemente. Ecco perché possiamo uscire terribilmente annoiati da una conferenza su un tema che ci interessa moltissimo: la nostra mente ha deciso che quei contenuti non saranno facilmente assimilabili, e quindi la curiosità è calata. Quest’ultimo meccanismo è quello che ci porta spesso a essere vittime di “clickbaiting da parte del nostro cervello”, che ci fa propendere verso informazioni facilmente assimilabili, mentre ci tiene alla larga da quelle che più difficilmente saremo in grado di ritenere.

(Foto di Joseph Rosales su Unsplash)