di Federico Caruso

«L’idea è nata passando avanti e indietro sul ponte. Abitavo lì vicino e una volta, osservando un buffo e innocuo incidente tra due ciclisti ansiosi di passare prima del rosso, ho pensato alle mille storie che ogni giorno si incrociano su quei venti metri d’asfalto». Il ponte in questione è quello sul Po di Volano, appena fuori dal centro di Ferrara, e a parlare è Simone Dovigo, grafico e appassionato di fotografia. Il frutto di questa idea, condivisa con gli amici Francesca Mascellani, Eugenio Ciccone e Fabio Zecchi, è la mostra “1 ponte, 24 ore, 24 fotografie”, che sarà allestita sul ponte stesso, dalle 15 di sabato 26 novembre -giorno dell’inaugurazione- fino al 12 dicembre.

Come si intuisce dal titolo, gli scatti sono stati realizzati tutti in un’unica giornata, in cui i quattro fotoamatori hanno vissuto e immortalato la vita del ponte dalle prime ore dell’alba alla notte più profonda. «Le foto scattate erano oltre duemila -spiega Simone-. La scrematura finale è passata dalla sensibilità di ognuno di noi, e dall’intenzione di raccontare tutti i momenti della giornata. Certo, non è stato facile arrivare a 24. Ci siamo soffermati a orari impensabili. Ci siamo accorti di come ogni momento della giornata scandisca il flusso e la tipologia di passanti. Al mattino presto gli operai, per lo più stranieri, la notte i ragazzi che tornano dai locali, agitati, scherzosi e disponibili a farsi fotografare».

Il ponte unisce, accomuna. Tutti ne hanno bisogno e al contempo fremono per lasciarselo alle spalle. È un collo di bottiglia, il tramite indispensabile per unire quartieri contornati da canali e fiumi. Strategici sono la sua posizione e il suo utilizzo, in guerra come nel traffico quotidiano, quando il passaggio rischia di incepparsi e il ponte stesso essere percepito come ostacolo. Scrive il semiologo Gianfranco Marrone: «Il ponte, artefatto umano che unisce spazi divisi per natura, ha sempre avuto un che di sacro. In guerra, i ponti si erigono e difendono, si conquistano e s’abbattono. In pace, li si usa per viaggi e commerci. Nella Roma antica il pontefice è qualcuno che costruisce e custodisce ponti, personaggio talmente importante da assumere il ruolo di capo religioso».

Interessante quindi sfruttarne le sue potenzialità di palcoscenico di esistenze cittadine, siano esse routine quotidiane o passaggi episodici e frettolosi. Un ponte non è un punto di arrivo. Esistono un prima e un dopo. Spesso il durante si perde, salvo per chi ha occhi abbastanza curiosi da usarlo come punto di vista privilegiato, soprattutto se attorno irradia la bellezza discreta ed elegante del paesaggio ferrarese. Esiste anche un sotto, perché non è raro, soprattutto nella bella stagione, incrociare canoe e piccole imbarcazioni. Un altro piano, un altro ritmo: scorrere sull’acqua non ha niente a che vedere con l’attrito dell’asfalto.

Con questa mostra il ponte diventa un luogo in cui fermarsi, osservare, osservarsi. 24 fotografie per raccontare un mondo, non in una sede separata e dedicata all’osservazione, ma esattamente dove questo vive, mutando per alcune settimane in ideale galleria en plein air. Aperta 24 ore al giorno, s’intende.

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