L’Italia, paese sempre più anziano, sembra non perdere occasione per prendersela con i giovani. Da quando è iniziata la pandemia di COVID-19, ai giovani è stato imputato prima di essere tra i principali diffusori del virus, poi di non rispettare le misure di sicurezza (dando luogo alla fantomatica “movida”), ultimamente di non stare approfittando della campagna vaccinale che dalla prima metà di giugno si è aperta alla fascia tra i 20-29 anni (con date e intervalli di età leggermente diversi tra regioni). I dati, però, almeno su quest’ultima critica, non supportano l’accusa.

Basta guardare i dati aggiornati per rendersi conto di come il gruppo 20-29 anni sia completamente vaccinato per il 57 per cento, cioè la stessa cifra della fascia superiore (30-39 anni) e poco meno di quella ancora successiva (40-49 anni), ferma al 65,5 per cento. Progressivamente le percentuali aumentano ma, se si tiene conto del fattore tempo (la vaccinazione per le fasce d’età più alte è iniziata mesi prima) è evidente che il ritmo di vaccinazione dei più giovani è stato più alto. Dalla fine di luglio in poi, le fasce 12-19 e 20-29 anni sono quelle che si stanno vaccinando più di tutte.

Una volta stabilito che non c’è un caso “giovani no vax” (almeno in termini generali), la critica successiva è stata in merito alla presunta accelerazione nelle vaccinazioni che si è avuta quando, il 22 luglio, il governo ha annunciato che a partire dalle settimane successive il Green Pass sarebbe diventato obbligatorio per una serie crescente di attività e servizi. “I giovani si vaccinano, ok, ma per egoismo”. Anche questo assunto è smentito dai dati. Come dimostra il grafico qui sotto, elaborato da Lavoce.info, relativo al Lazio e aggiornato al 5 agosto, la curva ha iniziato ad aumentare ben prima dell’annuncio.

«La retorica riguardo ai giovani che non vogliono vaccinarsi se non per interesse personale – osserva Massimo Taddei a commento del grafico – non solo danneggia il già fragile rapporto intergenerazionale nel nostro paese, ma è anche sbagliata […] Le minori somministrazioni per i giovani tra 20 e 29 anni nei primi trenta giorni possono essere spiegate dal sovrapporsi di molte fasce di età diverse, con le coorti più anziane che hanno ricevuto le seconde dosi nel periodo giugno-luglio congestionando molto di più i centri vaccinali rispetto a quanto fosse accaduto per loro nel momento in cui hanno ricevuto la prima dose. Inoltre la politica e l’informazione, anche scientifica, non sono state molto chiare fin da subito sui rischi e sui benefici della vaccinazione per i giovani. Infine, i più entusiasti tra gli under-40 avrebbero potuto decidere di partecipare in precedenza all’open day regionale con AstraZeneca dal 2 al 5 giugno (poi allungato fino al 13), spiegando in parte la mancanza di dosi somministrate – circa 61 mila – all’apertura della campagna vaccinale per gli under-30».

In termini numerici, quindi, i giovani hanno aderito alla campagna di vaccinazione con entusiasmo pari, se non superiore, a quello delle fasce di età più alta. Certo non ci spingiamo a dire da cosa derivi questa adesione. Mario Lavia, su Linkiesta, fa un ritratto piuttosto apologetico nei confronti dei giovani, approfittandone per criticare l’atteggiamento più cauto (nei confronti del Green Pass più che dei vaccini) di alcuni personaggi pubblici: «Hanno capito più dei padri che vaccinarsi è necessario, per sé e per gli altri, e non aspettano una legge come Maurizio Landini che nemmeno gli operai capiscono più, e tantomeno s’ingannano con le ombre cinesi come gli Agamben e i Cacciari: per questi giovani e giovanissimi lo spettro è ammalarsi e non poter andare in giro, non gli incubi di piani nazisti e neppure le presunte violazioni dello Stato di diritto paventate da giuristi improvvisati che vanno tanto di moda sui social. E vogliono lavorare, queste ragazze e questi ragazzi, intuendo che solo la sconfitta del Covid farà ripartire l’economia […] Questa generazione vuole tornare “in presenza”, e ne ha tutto il diritto, vuole fare né più né meno di quello che facevano i loro genitori da giovani, vogliono essere li-be-ri come d’altronde lo erano prima di Wuhan, e si tratta dunque di una vera e propria riconquista della libertà senza altre armi in pugno che non siano la scienza, la medicina, la ragione».

Non possiamo che augurarci che Lavia abbia ragione, e che dietro la convinta adesione ci siano queste e altre valide motivazioni. Ma di certo non sono valide le motivazioni di chi, a prescindere, vuole additare ai più giovani colpe che non hanno.

(Foto di CDC su Unsplash)

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