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Quando la politica si preoccupa di stabilire ciò che è ammesso o proibito in ambito culturale c’è sempre da preoccuparsi. Ecco perché la vicenda dei libri per bambini ritirati da scuole e asili nido dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ci sembra un pessimo segnale. Brugnaro ha infatti inoltrato una lista di 49 titoli che a suo dire presenterebbero contenuti potenzialmente sovversivi per i bambini, con un messaggio breve quanto perentorio: «Si chiede di voler raccogliere i libri “gender”, genitore 1 e genitore 2, consegnati durante l’anno scolastico e prepararli al fine del ritiro che avverrà al più presto da parte di un incaricato. Con i migliori saluti».

I 49 titoli provengono da una lista ben più ampia, che faceva parte di un progetto curato da psicologi e pedagogisti per educare i più piccoli a superare pregiudizi e aprirsi a ciò che in qualche modo si presenta come diverso. Dietro una scelta del genere, oltre al mantenimento di una discutibile promessa elettorale, si cela la paura che «un diritto esteso a tutti possa danneggiare qualcuno», ha commentato Camilla Seibezzi, delegata ai diritti civili della precedente giunta e responsabile del progetto Leggere senza stereotipi. Se per alcuni titoli, se non altro, si può cogliere il nesso tra il contenuto della storia e questa preoccupazione per la “teoria del gender” (che in molti hanno deciso di combattere, anche se non esiste), per altri si fatica davvero a comprendere la logica che sta dietro alla redazione della lista.

Nel primo insieme potrebbe cadere per esempio il libro di Sandro Natalini, dal titolo “In famiglia”, dove utilizzando come protagonisti varie specie del regno animale si fa una riflessione sui legami, tra i quali vi è un accenno all’omogenitorialità (in particolare i cavallucci marini). Stiamo comunque parlando di un autore tradotto in tutto il mondo, un professionista di talento, che infatti non si scaglia tanto contro l’idea di censura insita nel provvedimento, quanto sull’occasione persa e sulle conseguenze di questo: «Si fa tabula rasa di un’esperienza che voleva suggerire modelli per stare assieme, per creare comunità, che parla di diversità e di accoglienza, poi certo ci sono anche le famiglie che si allargano e cambiano, ma con grande cautela. Così invece non si dà nessuna risposta a una realtà che comunque c’è ed è sotto gli occhi di tutti. E più in generale passa un messaggio tremendo, che per l’Altro, se non è uguale a te, non c’è spazio».

Stiamo parlando forse del caso più controverso, ma per altri c’è veramente da restare perplessi o da pensare che il sindaco, e chi ha fatto la lista per lui, non sia a conoscenza del contenuti delle opere messe all’indice. Per esempio, cosa c’è di sovversivo in “Ninna nanna per una pecorella”, di Eleonora Bellini? La storia è quella di una pecora che, per seguire una stella, si stacca dal suo gregge e si ritrova circondata da un branco di lupi. Invece di finire sbranata, una mamma lupo sceglie di accoglierla e allevarla assieme ai propri cuccioli. Che c’è di ambiguo in una trama del genere? Quali pericolosi valori e tradizioni si vanno a intaccare? Dobbiamo pensare che per Brugnaro e i suoi collaboratori ci sia qualcosa di sbagliato nei concetti di accoglienza e adozione? È poi lunga la lista di titoli celebri finiti nel mirino dell’inquisizione veneta, tra cui il bellissimo “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, un classico nel suo genere, insieme a tanti altri libri che parlano di bullismo, razzismo, famiglie ricomposte dopo il divorzio. Tutte cose a cui i bambini sono esposti fin dalla più tenera età, e sulle quali è bene che siano aiutati a riflettere e farsi un’idea, con l’aiuto di insegnanti e psicologi, che a loro volta si fanno aiutare dalle storie.

Suona quasi comica poi l’idea di Brugnaro che possa esserci un interesse economico di una qualche “lobby gender” dietro alla commercializzazione di questi libri. Gli risponde lo scrittore veneziano Tiziano Scarpa, premio Strega 2009: «L’interesse economico dei libri tirato in ballo dal sindaco – afferma – è una mossa di dietrologia che non parla della cosa in sé, ma immagina quello che potrebbe esserci attorno. Il mercato della letteratura per l’infanzia è così piccolo che l’ipotesi d’interessi economici non ha senso, la si può spacciare solo a chi conosce poco l’editoria, a chi non conosce questi libri, ma soprattutto a chi non li vuole conoscere». La logica censoria è molto pericolosa e non si sa mai dove possa portare.

Che direbbe Brugnaro dello strano mondo Disney in cui Paperino e Paperina stanno insieme da sempre ma non sono sposati, mentre Qui Quo e Qua sono nipoti del primo ma nessuno sa chi siano i genitori? Forse ci sarebbe da indagare anche su questo caso. Lasciate che elenchiamo, in chiusura, alcuni autori del passato che furono messi all’indice dei libri proibiti prima di raccogliere il giusto riconoscimento, spesso postumo purtroppo: Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Boccaccio, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Dante, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Ada Negri, Petrarca, Alberto Moravia. Può bastare?

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