Il Nobel per l’Economia difficilmente conquista le prime pagine dei giornali, ma quest’anno il premio merita un’attenzione particolare. Richard H. Thaler, nato nel 1945 nel New Jersey (dottorato presso l’Università di Rochester, New York; docente presso l’Università di Chicago Booth School of Business, Illinois.), è stato insignito del prestigioso riconoscimento «per il suo contributo negli studi sull’economia comportamentale».

Mutuando alcuni concetti e argomenti dalle scienze comportamentali, le teorie di Thaler si propongono di osservare le scelte economiche degli individui a partire dal loro essere soggetti governati anche dalle emozioni, oltre che dall’egoismo e la razionalità (i due caposaldi delle teorie economiche più diffuse). «[Thaler] – si legge su Lavoce.info – ha usato il concetto per spiegare perché i tassisti di New York lavorano di meno nei giorni in cui ci sono più potenziali clienti in strada: una volta raggiunto il reddito giornaliero di riferimento, il tassista torna a casa soddisfatto. Il tassista ottimizzante non si comporterebbe così: lavorerebbe di più quando ci sono più potenziali clienti in strada perché i maggiori introiti gli permetterebbero di riposare più a lungo nei giorni normali».

L’economista ha elaborato la teoria dei nudge, ossia dei “pungoli” (anche se la traduzione letterale sarebbe “spintarella”), spiegata nel libro Nudge. La spinta gentile, scritto assieme al collega Cass R. Sunstein. Per spiegare il concetto di nudge, riprendiamo la definizione direttamente dal libro: «[È un nudge] Ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici. Per contare come un mero pungolo, l’intervento dovrebbe essere facile e poco costoso da evitare. I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no».

Thaler sostiene dunque un modo diverso di orientare le scelte delle persone, agendo con piccole “spintarelle” nella direzione in cui si vorrebbe che andassero. Senza obblighi e con la facile possibilità di tornare indietro, se vogliono. Tutto questo, nell’ottica di agire per il bene delle persone. La cosa interessante di questa teoria è che può avere applicazioni molto concrete, tanto che è già stata messa in pratica in vari contesti (soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti), dunque se ne può studiare l’efficacia, anche se si tratta di una dottrina ancora da sviluppare e migliorare.

In uno scritto recente, Thaler e altri hanno analizzato l’effetto di alcuni nudge sperimentati nel corso degli ultimi anni. Per esempio, si cita il caso di un programma volto a pianificare automaticamente la data di vaccinazione contro l’influenza per la popolazione adulta negli Stati Uniti nel 2011. Il semplice fatto di fissare una data, oltre a informare sulla possibilità di effettuare la vaccinazione, ha contribuito ad aumentare il numero di persone che hanno usufruito della possibilità. Gli autori dello studio (Milkman et al., 2011) hanno trovato che l’aumento è stato del 4,2 per cento. Può sembrare una cifra irrisoria, ma bisogna considerare che l’operazione ha richiesto in tutto 5 ore di lavoro aggiuntivo per lo Stato, valutato in 415,58 dollari (attualizzati al 2015). L’indice di ritorno rispetto ai 1.270 lavoratori contattati è stato dunque di 12,8 vaccinazioni aggiuntive ogni 100 dollari spesi.

Nel 2010, subito dopo l’elezione a primo ministro, David Cameron creò un gruppo di lavoro per applicare la nudge enonomy nel Regno Unito. Cinque anni dopo il Financial Times pubblicò i risultati di quegli esperimenti, come riportava il Post: «Il rapporto mostra che la nudge unit è riuscita a far risparmiare al governo almeno 300 milioni di sterline (quasi 424 milioni di euro) in cinque anni, ripagando di venti volte l’investimento iniziale fatto due anni fa. Il gruppo ha condotto circa 150 esperimenti ed è riuscito, tra le altre cose, a convincere 100 mila persone in più all’anno a donare gli organi, a far sì che il 20 per cento delle persone in più cambiasse il suo fornitore di energia elettrica rendendo il mercato più competitivo, a raddoppiare il numero di richieste per entrare nell’esercito». Un ultimo esempio di quell’esperienza potrebbe essere molto significativo per l’Italia, dove il tasso di evasione fiscale è tradizionalmente molto alto: «Uno dei progetti di maggior successo è riuscito a ridurre l’evasione fiscale e convincere i contribuenti a versare un totale di 30 milioni di sterline (42 milioni di euro) all’anno in più di tasse inviando una lettera in cui sollecita a pagarle, ricordando semplicemente che gran parte dei vicini l’ha già fatto. Il messaggio ricordava anche che quel denaro era necessario per garantire servizi importanti come la scuola, le strade e il servizio sanitario nazionale».

In Italia esiste un gruppo di ricercatori che promuove l’adozione dei nudge. Immaginiamo la loro euforia in questi giorni, ma – e la domanda è rivolta alla politica – perché non provare ad ascoltarli?

(Foto di G. Crescoli su Unsplash)