di Federico Caruso

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dato il via a una campagna per la totale eliminazione dei grassi trans dagli alimenti prodotti e commercializzati in tutto il pianeta. È la prima volta che l’ente più autorevole sulla salute a livello globale comincia una battaglia di questa portata contro qualcosa che non sia una malattia. Lo fa notare Tom Frieden, presidente e CEO di Resolve to Save Lives, come riportato da Vox.

Ma cosa sono i grassi trans, e perché sono pericolosi? Si tratta di grassi insaturi che possono essere presenti in minima parte nella carne e nei formaggi. Ma a essere dannosi per l’uomo non sono quelli naturalmente presenti negli alimenti, bensì quelli modificati artificialmente con l’aggiunta di idrogeno. Un processo che si attua per solidificare alcuni olii vegetali e renderli utilizzabili in certi processi di produzione alimentare. Per fare due esempi molto comuni, basti ricordare che i grassi trans sono utilizzati per ottenere la margarina e lo shortening (o grasso per pasticceria).

I grassi trans, secondo l’Oms, sono responsabili di 500mila morti per problemi cardiovascolari ogni anno nel mondo. La ragione della loro produzione e utilizzo è molto semplice: sono molto economici da ottenere – se comparati ai grassi saturi di origine animale –, aumentano il periodo di conservazione del cibo e hanno un buon sapore. La loro popolarità è cresciuta soprattutto a partire dagli anni ’50 del Novecento, favorita nei decenni successivi anche da una progressiva demonizzazione dei grassi di origine animale (ricorderete che ci sono stati anni in cui la margarina veniva preferita al burro perché “più sana”). Per anni in molte parti del mondo li si è usati per cucinare muffin, biscotti, torte, pizza, o per friggerci le patatine. Addirittura erano presenti nei preparati usati per rendere cremoso il caffè o nei popcorn da cuocere al microonde. Non certo un universo alimentare di per sé “sano”, dunque, ma aggravato dall’utilizzo non necessario di tale sostanza tossica per l’organismo.

Dopo decenni di studi, ci si è però accorti che quantità anche molto piccole di grassi trans sono in grado di alzare i livelli di colesterolo “cattivo” nell’organismo (LDL) e al contempo di ridurre quello “buono” (HDL), aumentando di molto il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. Da queste considerazioni nasce la campagna “Replace”, portata avanti dall’Oms assieme all’organizzazione non profit Resolve to Save Lives (finanziata da Bloomberg Philanthropies, Chan Zuckerberg Initiative e Bill & Melinda Gates Foundation), che si prefigge di eliminare il grasso trans dalla catena alimentare a livello globale entro il 2023. Secondo i ricercatori, l’opportunità è quella di salvare 10 milioni di vite complessivamente, grazie all’impatto che l’operazione avrebbe sul rischio cardiovascolare.

L’impegno dovrà concentrarsi principalmente sui Paesi a basso reddito, dove si fa largo uso di prodotti contenenti grassi trans. In Europa e Stati Uniti ci si sta invece muovendo da tempo per ridurne il consumo. La Danimarca, per esempio, si è attivata con largo anticipo, eliminando i grassi trans dal mercato interno nel 2004. Secondo un articolo del 2016 presente su un sito della Coldiretti, entro il 2018 dovrebbe arrivare una legge europea che imponga limiti precisi agli Stati membri. Ma a parte la fase di studio non si hanno notizie in proposito.

(Foto di Deepak Srivastava su Unsplash)