Oliver Burkeman è un giornalista britannico, che scrive da New York per il Guardian. La sua column (in Italia diremmo “rubrica”) ha un titolo ammiccante quanto ambizioso (e ironico, presumiamo): This column will change your life. In Italia è tradotto da Internazionale. Ciò che fa nel suo spazio, con cadenza settimanale, è dispensare una serie di piccoli consigli che possono migliorare la qualità della vita. Se presi singolarmente possono sembrare “trucchetti” di poco conto, ma l’abilità di Burkeman sta nel riuscire a mantenere un tono leggero e piacevole, pur veicolando contenuti di una certa profondità.

Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo sui rimpianti, e sul fatto che l’unico modo per sfuggirne è accettarli. Sembra una banalità ma, per convincerci della bontà del postulato, Burkeman cita il filosofo francese Henri Bergson: «“Ciò che fa della speranza un piacere così intenso”, scrive, “è che l’avvenire, di cui disponiamo a nostro piacere, ci appare nello stesso tempo in una moltitudine di forme, tutte sorridenti, tutte possibili”. In altre parole: uno dei motivi per cui è divertente fantasticare sul futuro è che ci permette di pensare a tutte le cose meravigliose che potremmo fare senza doverne scegliere nessuna. Prendere una decisione, invece, è straziante, non solo perché potremmo sbagliare, ma perché ci costringe a sacrificare tutti i possibili futuri tranne uno. “E se pure la più desiderata tra tutte si realizza, le altre andranno sacrificate e noi avremo perso molto”». In sostanza, «potete smettere di tormentarvi al pensiero che forse un giorno vi pentirete di una certa scelta, perché sarà sicuramente così (a meno che non siate il tipo di persona che non ha mai rimpianti, nel qual caso non succederà). In un modo o nell’altro, cercare di evitare i rimpianti è inutile, voler sempre fare la cosa giusta significa non fare quasi mai nulla». Detta così suona molto meno banale, e in un certo senso rassicurante.

Per quanto nella vita ognuno di noi si possa sforzare di ponderare ogni scelta, nel tentativo disperato di andare nella direzione giusta e ottenere i migliori risultati possibili, è bene che ci si rassegni (con gioia) al fatto che selezionare implica escludere. “La vita è una sola”, dice spesso chi è votato più all’azione che al ragionamento. E in effetti si tratta di una disposizione che porta, se non altro, a fare più esperienze, e a provare su di sé gli effetti di ogni scelta, piuttosto che bloccarsi più del necessario a soppesare i pro e contro di ogni decisione.

Forse la paura del rimpianto nasce da un’altra convinzione che spesso ci viene inculcata, ossia che certe scelte siano vincolanti e, passato il momento, non si possa più tornare indietro. In alcuni casi questo è vero, ma probabilmente si tratta di un campione molto più piccolo di quello che si pensa. Prendiamo la scelta degli studi: un “eccesso di realismo” potrebbe portare a scelte molto pragmatiche, che porterebbero a escludere certi percorsi di studio in quanto non se ne vede, nell’immediato, l’utilità pratica. Ma basta indagare tra le proprie conoscenze per imbattersi senza sforzo in persone che hanno cominciato in un modo, per poi finire altrove, o che si trovano a lavorare in un campo in apparenza del tutto scollegato rispetto alla loro preparazione accademica. Forse, a causa dell’alto livello di specializzazione raggiunto in certi campi del sapere umano, si è spinta fin troppo oltre l’idea che una volta intrapresa una strada bisogni seguirla, costi quel che costi.

La buona notizia, se così vogliamo chiamarla, è che in ogni caso il rimpianto ci sarà: per non aver tentato la sorte seguendo il proprio istinto, oppure per non avere raggiunto un alto livello di specializzazione, nel seguire un’indole più “onnivora” e poco incline a immergere la testa in un’unica materia. Ok, non si tratta proprio di una bella notizia, visto che quella del rimpianto non è una sensazione particolarmente piacevole. E allora forse eccola, la buona notizia: qualunque siano state le nostre scelte, possiamo provare a usare ciò che abbiamo imparato per fare qualcosa di bello e utile. Per noi stessi e per chi ci sta vicino.

(Foto di Nadine Shaabana su Unsplash)