«Ritenni necessario rigettare come interamente falso tutto ciò in cui potessi immaginare il minimo dubbio». (dal Discorso sul metodo di Cartesio)

In un periodo in cui è facile farsi prendere da sfiducia e disillusione verso tutto e tutti, comprese quelle nicchie virtuose in cui si lavora per rilanciare o comunque sostenere i servizi e il welfare, la trasparenza è un criterio fondamentale. Soprattutto oggi che è così semplice condividere su internet documenti e rendiconti, in modo che chiunque possa controllare cosa è stato o non è stato fatto con determinate risorse. È ciò che prova a fare l’Istituto italiano della donazione (Iid), un’etichetta che riunisce sotto di sé diverse realtà del terzo settore, divise in quattro aree: cooperazione internazionale, emarginazione sociale, fondazioni di comunità e salute. Nei giorni scorsi è stata presentata la seconda edizione della ricerca dal titolo “Indice di efficienza degli associati Iid”, riferita al triennio 2009-2011. Scopo del lavoro è determinare quanto la struttura organizzativa dei soggetti del non profit permetta di sfruttare tali risorse per assolvere le mansioni dettate dalla loro mission, e quanto invece sia destinato ad aspetti di funzionamento o ad altre spese necessarie a “tenere in vita” tali enti.

I risultati sono confortanti, e gli oneri tra i soci aderenti all’Istituto risultano così distribuiti: «83 per cento per la missione (oneri istituzionali o tipici), 11 per cento per la struttura (oneri di supporto), 6 per cento per la promozione e la raccolta fondi». L’indice di efficienza di quest’ultima, in linea con l’edizione precedente dello studio, si attesta a 0,19: in pratica sono necessari 19 centesimi per raccogliere un euro. Ovviamente si tratta di un campione particolare e non statisticamente rilevante, dato che riunisce soggetti che volontariamente hanno deciso di aderire all’Iid. Ma in ogni caso è comunque un indice positivo di un mondo, quello del terzo settore, che merita attenzione in un’ottica di rilancio dell’economia italiana. «L’indagine risponde chiaramente alla tesi della Conferenza –ha spiegato Edoardo Patriarca, Presidente Iid, alla conferenza di presentazione dei risultati-: pone infatti l’accento sul fatto che, tenendo opportunamente sotto controllo la propria gestione, Onp (Organizzazioni non profit) certamente virtuose si possono mettere nella condizione di poter partecipare da protagoniste agli sforzi per uscire dall’attuale stretta economica».

La ricerca della trasparenza è un obiettivo tanto più importante ora che l’Agenzia per il terzo settore è stata soppressa. L’Avis di Legnano da sempre persegue questo obiettivo, pubblicando sul proprio sito internet le revisioni certificate del bilancio e su questo blog la rendicontazione delle spese sostenute con il 5 per mille. A dispetto dell’aria che tira in merito all’opportunità di controllare le faccende delle istituzioni pubbliche -mettere il telefono di un politico sotto controllo (dietro sospetti consistenti e con l’autorizzazione di un giudice) sembra un atto di lesione della privacy; chiedere a un partito come ha speso i soldi dei rimborsi elettorali un atto di lesa maestà-, noi siamo per i controlli a tappeto. Chi accetta di essere controllato sta dicendo di non avere nulla da nascondere, ed è per questo motivo che nel terzo settore non deve esistere alcuna privacy dei conti, soprattutto nel caso delle donazioni, che vanno considerate al pari di soldi pubblici. Anzi, di più, perché a differenza delle tasse non provengono da un prelievo coatto, ma da donazioni spontanee.

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