Passata l’euforia da referendum, è tempo di tornare a concentrarsi sulla sfida della trasparenza. Il taglio dei parlamentari, a giudicare da quanto si è visto finora, sembra più la lunga coda di quella battaglia “anti-casta” che ha caratterizzato gli ultimi decenni, più che il primo passo di un’articolata riforma costituzionale. Uno dei temi con cui si è sostenuta l’opportunità della riduzione di deputati e senatori è stata infatti la riduzione dei costi della politica, simbolicamente rappresentata dal minor numero di stipendi che dalla prossima legislatura i cittadini dovranno pagare ai propri rappresentanti. L’attività del Parlamento è però normata anche e soprattutto dai regolamenti interni, più che dalla Costituzione, e i primi non prevedono la pubblicazione per esteso di tutte le indennità percepite dai parlamentari. «Da alcuni anni – spiega Openpolis – i siti di camera e senato pubblicano due pagine simili sul trattamento economico di deputati e senatori che riepilogano queste informazioni. Ma si tratta di un quadro generale che nello specifico varia da parlamentare a parlamentare. Ad esempio, cambia in base al ruolo all’interno dell’assemblea e delle commissioni: presidenti e vicepresidenti ricevono un’indennità di funzione aggiuntiva. Oppure, almeno sulla carta, in base alle assenze». Dopo tanto parlare di trasparenza, dunque, si sa ancora poco di quanto effettivamente entra nelle tasche degli eletti. Questo perché il loro “stipendio” è formato dalla somma di una serie di voci su cui non c’è chiarezza: «A grandi linee abbiamo: l’indennità vera e propria, l’indennità di funzione, la diaria per le spese di soggiorno a Roma, i rimborsi per l’attività politica sul territorio e altre spese (trasporti, telefono ecc.). Su tutti questi importi, gli elettori hanno diritto di avere la massima trasparenza». Si potrà dire che da tempo i parlamentari pubblicano i dati la propria situazione reddituale, ma purtroppo non basta per capire quanto dell’imponibile provenga effettivamente dalle indennità percepite per attività istituzionali e quanto da redditi diversi, «e non c’è modo di sapere quanti derivino da rimborsi, quanti dall’indennità di carica e di funzione, quanti dalle decurtazioni per assenze». Peraltro, come fa notare Openpolis, la trasparenza andrebbe a tutto vantaggio del parlamentare: «Sia perché consente di evitare generalizzazioni ingiuste, sia perché sottrae il singolo parlamentare da operazioni di dossieraggio ad personam: se i dati sono già tutti pubblici e liberamente consultabili, non sono possibili operazioni di altro tipo basate su indiscrezioni. A tutto vantaggio, invece, di un monitoraggio civico, obiettivo e costante sull’operato di chi svolge una funzione pubblica».

La questione delle assenze

Uno dei fenomeni che si denunciano spesso è l’assenteismo diffuso tra deputati e senatori. In questo periodo, poi, il fenomeno è acuito dalla situazione sanitaria, che porta molti parlamentari a quarantene fiduciarie per evitare di trasformare le istituzioni in un focolaio di coronavirus. Una situazione che ha portato a conseguenze anche imbarazzanti per la maggioranza. In questa legislatura 132 parlamentari sono stati presenti a meno del 50 per cento delle votazioni, mentre 105 deputati e 27 senatori erano assenti oppure in missione a un voto in aula su due. Eppure non sappiamo nulla sulle conseguenze di tali assenze sulle quote versate ai parlamentari. «Alla Camera la diaria (pari a circa 3.500 euro al mese) viene tagliata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza. A cui si possono aggiungere fino a 500 euro mensili in caso di assenza in commissioni e giunte». Sono state applicate queste penali? «Con i dati attualmente a disposizione, ad esempio, non è possibile distinguere le assenze ingiustificate da quelle giustificate (come quelle per motivi di salute). Ed è molto difficile per i cittadini verificare i possibili abusi nell’utilizzo delle “missioni”. Alle votazioni elettroniche in aula un parlamentare infatti può essere, oltreché assente o presente, anche in missione. Significa che non partecipa al voto perché è occupato in altre funzioni istituzionali: nelle commissioni permanenti, oppure nell’attività di ministro». Basterebbe poco per avere maggiore trasparenza su tutte queste informazioni, a tutto vantaggio del rapporto tra politici e cittadini. Perché perdere altro tempo?

(Foto di Marco Oriolesi su Unsplash)