Secondo una nuova ricerca, molte persone non si rendono conto della propria situazione di obesità, e così non prendono iniziative per cambiare le proprie abitudini e tornare a un peso forma più corretto. Si conferma inoltre la correlazione tra l’indice di obesità e i livelli di reddito e istruzione delle persone coinvolte nel test. Ne parla Francesca Buoninconti su Micron.

[…] Proprio con la crescente attenzione verso i modelli curvy, negli ultimi anni, sarebbe aumentato il numero di persone obese o in sovrappeso che tendono a sottostimare il proprio peso corporeo e, quindi, i relativi rischi per la salute. È quanto già successo in Gran Bretagna, Paese in cui secondo gli ultimi dati OCSE il 63 per cento degli adulti risulta obesa o in sovrappeso. A rivelarlo è una ricerca che interseca dati medici con quelli sociologici, da poco pubblicata su Obesity e condotta da Raya Muttarak dell’Università di East Anglia (UEA) e dell’Istituto internazionale di analisi dei sistemi applicati (IIASA) di Vienna.

Muttarak non è nuova a questo tipo di studi e stavolta ha esaminato le caratteristiche socioeconomiche e la percezione del peso corporeo di 23.460 inglesi, risultati obesi o in sovrappeso nell’indagine annuale sulla salute del governo britannico. Per valutare le tendenze nell’auto-percezione del proprio peso, Muttarak si è basata sui dati disponibili dal 1997 al 2015 e ha considerato quindi solo gli individui che presentavano un indice di massa corporeo (BMI) superiore a 25. Chi, quindi, come da definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è appunto sovrappeso o obeso.

Secondo i risultati, dunque, ad avere maggiori difficoltà nel valutare il proprio peso sono le persone in sovrappeso: quasi il 41 per cento di loro lo sottostima. Mentre solo l’8,4 per cento degli obesi presi in esame tende a sottovalutarlo.

Ma a preoccupare di più è che il numero di individui in sovrappeso che percepisce erroneamente il proprio peso è aumentato nel tempo. E questo vale soprattutto per gli uomini. Se nel 1997 solo il 48,4 per cento degli uomini sovrappeso sottostimava il picco che poteva raggiungere l’ago della bilancia, nel 2015 sono diventati il 58 per cento. Per le donne, di solito sempre più attente alla linea, l’aumento c’è stato, ma è meno marcato: sono passate dal 24,5 per cento al 30,6 per cento nello stesso lasso di tempo.

Mentre per gli inglesi risultati obesi, cioè con un BMI superiore a 30, il passare degli anni non ha aumentato la consapevolezza del proprio girovita. E, addirittura, la percentuale di uomini che sottostimavano il proprio peso nel 2015 è stata quasi il doppio rispetto al 1997: il 12 per cento contro il 6,6 per cento. Un trend che Muttrarak ha definito “allarmante”.

Ma la lotta all’obesità, per la sociologa, deve partire dalla riduzione delle diseguaglianze socioeconomiche. Spesso, infatti, sono queste a fare da discrimine tra una persona sana e una con problemi di peso. «Le cause dell’obesità sono complesse» ha commentato Muttarak, «contano le condizioni di vita e di lavoro, la disponibilità economica, l’accesso ai servizi sanitari. Inoltre alimenti sani, come frutta e verdura fresca, spesso costano molto di più del junk-food: una differenza che pesa sulle tasche di chi ha difficoltà economiche. Per combattere l’obesità, quindi, si devono affrontare prima queste disuguaglianze, identificare coloro che sono inclini a percepire erroneamente il loro peso e progettare strategie di prevenzione che tengano conto delle esigenze specifiche dei diversi gruppi».

Stesso dall’analisi socioeconomica, infatti, è emerso che in generale a sottovalutare il proprio peso corporeo sono per lo più gli uomini e persone con livelli più bassi di istruzione e reddito, comprese le minoranze etniche. Un chiaro segnale che questo disturbo della salute è spesso solo il risultato di una serie di fattori. E che l’equazione “mangio tanto allora ingrasso” non è l’unica depositaria della verità.

Così se da un lato la lotta al body-shamingin tutte le sue forme va incoraggiata, per ridurre la stigmatizzazione di corpi considerati non “perfetti”, per abbattere i pregiudizi e per promuovere il rispetto verso l’altro, dall’altro bisogna iniziare, forse, a pensare a strategie diverse per prevenire l’obesità e le sue conseguenze sulla salute.

(Foto di Christopher Flowers su Unsplash)