La discussione sull’inquadramento contrattuale dei ciclofattorini (altrove li abbiamo chiamati rider, che suona più cool, ma la sostanza non cambia) è in continua evoluzione. In Italia, al momento, ci sono poche speranze per i tanti impiegati in questo settore di arrivare a essere considerati dei dipendenti delle società per cui lavorano. In Francia le cose si stanno muovendo diversamente, come riportato da un articolo di Andrea Barolini per Valori, che proponiamo.
I ciclofattorini di Deliveroo, che ogni sera compaiono nelle strade di centinaia di città in sella alle bici e con la schiena carica di cibo da consegnare a domicilio, non dovrebbero essere considerati dei lavoratori autonomi. Almeno in base alla disciplina del lavoro in vigore in Francia.
I ciclofattorini francesi inquadrati nello statuto di auto-imprenditori
Il tribunale di Parigi ha infatti ricevuto un verbale redatto dall’ispettorato del lavoro transalpino. Nel testo, si sottolinea come le modalità di lavoro richieste ai ciclisti configurino in realtà a tutti gli effetti un lavoro da dipendente. Al contrario, oggi, i ragazzi che pedalano con sulla schiena il marchio della start-up sono spesso inquadrati nello statuto di “auto-entrepreneurs”. Auto-imprenditori, ovvero titolari di piccole aziende individuali. Che pagano tasse sul lavoro ridotte e una notevole contribuzione pensionistica interamente a carico del lavoratore stesso. Con grande sollievo – finanziario e burocratico – del datore di lavoro. In capo a quest’ultimo, infatti, rimangono solo i 5 euro lordi a consegna (5,75 nella città di Parigi) concessi alle migliaia di fattorini presenti nella nazione europea.
La questione è stata riferita dal quotidiano online Mediapart, secondo il quale «l’ispettorato del lavoro ritiene che i ciclofattorini non siano dei “collaboratori” ma dei dipendenti classici». Che dunque non dovrebbero essere sottoposti al regime di auto-imprenditore. Ma non è tutto: il giornale cita anche alcune cifre indicate dall’Urssaf, organismo che si occupa di incassare i contributi dalle aziende.
Deliveroo: «Posizione ispettorato contraria alla giurisprudenza»
Il sito Forbes.fr cita una risposta arrivata in merito dalla start-up. In un comunicato, l’impresa afferma di aver «pienamente collaborato» al lavoro dell’ispettorato. E che la posizione di quest’ultimo sarebbe «contraria alle recenti decisioni dei tribunali in Francia e in Europa». In particolare, «la corte d’appello di Parigi ha confermato, con una sentenza del 9 novembre 2017, lo statuto di lavoratori indipendenti per i fattorini che collaborano con Deliveroo». Ne conseguirebbe che «i 9.300 indipendenti che lavorano con Deliveroo non hanno alcun vincolo di subordinazione con l’azienda», poiché non vengono loro imposti orari di lavoro.
Per gli ispettori, invece, tale vincolo con la divisione francese dell’azienda esiste. E per questo la start-up sarebbe «colpevole di aver sfruttato l’inquadramento nel regime di auto-imprenditori».
In Italia la strada per i diritti è in salita
In Italia, uno studio legale si è rivolto ai giudici per una questione simile, benché riguardante un’altra azienda di consegne. «Il funzionamento – spiega l’avvocato Sergio Bonetto, che ha seguito la vicenda – è analogo. Viene travestito da lavoretto qualcosa che è invece determinato dall’azienda in modo molto rigido. Tutto è pianificato in modo scientifico e a nostro avviso ciò non è compatibile con un lavoro autonomo». In primo grado, tuttavia, i giudici hanno dato ragione all’azienda: «Ma faremo ricorso» annuncia l’avvocato. «Inoltre, abbiamo sporto una denuncia perché riteniamo che questi sistemi consentano di aggirare le regole sulla retribuzione e sulla previdenza».
(Foto di shopblocks su flickr)