Quello del finanziamento pubblico all’editoria è un argomento sempre all’ordine del giorno tra chi segue l’attualità italiana. Chi si schiera a favore dell’abolizione per una questione di parità di trattamento (se sei in grado di restare nel mercato ci resti, altrimenti fuori) e chi invece vede nel suo mantenimento una garanzia di pluralismo (tutta da dimostrare). Nel corso degli anni, il fondo messo a disposizione dei giornali è sceso progressivamente da 150, 120 e poi 96 milioni di euro. Spesso però resta al di fuori del dibattito il finanziamento concesso ad alcune radio private, quelle “di partito”. Il meccanismo ricorda quello che fino ad alcuni anni fa regolava il mercato cartaceo, per cui bastava che due parlamentari dessero il proprio appoggio a una testata perché questa fosse accreditabile come organo di un movimento politico avesse quindi accesso ai rimborsi. Poi dipendeva tutto dalla tiratura, e poco o nulla importava che la maggior parte (o tutte) le copie finissero al macero.

Lo stesso trattamento valeva per le radio, e la norma che abrogò il diritto di accesso diretto ai fondi per i giornali non fu altrettanto efficace nel caso delle prime. All’epoca vi erano infatti cinque radio “di partito” (Ecoradio, Radio Città Futura, Radio Onda Verde, Veneto Uno e Radio Galileo, che si sono aggiunte a Radio Radicale) che sono riuscite a inserirsi nel meccanismo per arrivare a incassare finanziamenti (che possono arrivare a coprire fino al 70 per cento dei costi) per un totale di circa 60 milioni di euro tra il 2004 e il 2009. Una statistica più completa, che va dal 2003 al 2011, parla invece di poco meno di 90 milioni di euro. Nonostante questo regime di finanziamenti sia destinato ad andare verso l’esaurimento nel giro di qualche anno, grazie alle norme previste dalla spending review varata dal governo di Mario Monti, mancano ancora i versamenti relativi al 2012 e 2013, che comunque ci saranno.

Curioso notare come in questi giorni una delle radio in questione, Ecoradio, abbia deciso (forse valutando l’incertezza normativa e il fatto che probabilmente i fondi cesseranno) di chiudere i battenti, nonostante il buon andamento dell’emittente, con buona pace dei professionisti che ci lavorano. Peraltro Ecoradio è quella che, tra le radio locali (trasmette in tre sole province: Roma, Napoli e Caserta), ha ottenuto i maggiori finanziamenti, ossia circa 26 milioni di euro, poco meno di un terzo dei 90 di cui sopra. Eppure, a sentire il gruppo Ecomedia, dal primo gennaio la radio cesserà le trasmissioni perché non ci sono più soldi. «Tolti gli stipendi dei nove dipendenti –chiede Rocco Giurato, giornalista di Ecoradio- pagati il minimo sindacale (mille euro), le spese per frequenze e attrezzature, quant’altro serve per gestire una radio?». Le trasmissioni cesseranno, ma non la pioggia di denaro, visto che secondo Paolo Butturini, segretario dell’Associazione stampa romana e Dino Oggiano di Slc-Cgil, «“Ecomedia spa, nel 2014, riceverà anche il finanziamento per il 2013, cioè mentre la radio diffonderà musica registrata, con i lavoratori per strada”. Tutti a casa senza aprire uno stato di crisi e senza la garanzia di ammortizzatori sociali».

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