Più di 600 milioni di persone nel mondo sono state almeno parzialmente vaccinate contro il COVID-19. È un risultato sorprendente, se si pensa alla difficoltà della sfida. La metà di tutte le dosi consegnate finora, però, sono finite in paesi che contano un settimo della popolazione mondiale, dagli Stati Uniti all’Europa. Decine di paesi, in particolare in Africa, sono appena all’inizio delle loro campagne di inoculazione.

Mentre si fanno previsioni su quando usciremo definitivamente dalla pandemia, molti si chiedono perché non è possibile produrre e distribuire vaccini a un ritmo più sostenuto. Di certo un ruolo importante lo svolgono le tendenze nazionaliste dei diversi governi, nonché il potere decisionale in mano alle case farmaceutiche (di cui abbiamo fatto le spese anche in Europa). Ma, come fa notare un articolo del New York Times, molti dei problemi risiedono nella logistica.

Immunizzare l’intera umanità in un breve lasso di tempo è un’impresa monumentale, mai tentata prima, e che non eravamo pronti ad affrontare. Già così siamo andati a una velocità senza precedenti, se contiamo che un anno e mezzo fa la malattia era sconosciuta (ad altri vaccini non è andata altrettanto bene). Ma la strada da percorrere è ancora lunga.

I limiti della capacità produttiva

C’è un limitato numero di fabbriche nel mondo che producono vaccini, così come di persone con le competenze necessarie, e non è facile aumentarle in breve tempo. Allo stesso modo, la capacità di produzione di materie prime biologiche e strumentazione è anch’essa limitata. Non dimentichiamo poi che quelle stesse fabbriche e quello stesso personale non possono permettersi di smettere di produrre i vaccini che producevano prima che arrivasse il coronavirus. Per loro si è trattato di aggiungere il nuovo vaccino a una produzione che comunque deve procedere.

Il più grande produttore di vaccini al mondo, il Serum Institute of India, sta realizzando il vaccino Oxford/AstraZeneca, e prevede una produzione di un miliardo di dosi quest’anno, oltre al miliardo e mezzo che produce ogni anno per altre malattie. Ci sono voluti mesi per arrivare a questo ritmo. Grazie agli investimenti da parte dei governi, le aziende hanno ampliato le proprie fabbriche, ne hanno costruite di nuove e hanno formato nuovi dipendenti, uno sforzo ancora lontano dall’essere completato.

Le nazioni ricche potrebbero fare di più

I paesi più ricchi del mondo hanno promesso più di 6 miliardi di dollari a Covax, l’iniziativa globale per fornire vaccini ai paesi in via di sviluppo, ma alcune di queste promesse non sono ancora state mantenute. E in ogni caso sono a una piccola frazione di quanto che le nazioni ricche hanno speso per se stesse, e una minuscola frazione del fabbisogno mondiale.

In molti stanno chiedendo ai governi dei paesi sviluppati di costringere i produttori di farmaci a condividere i loro brevetti. Finora i passi in questa direzione, al di là degli annunci del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, sono piuttosto timidi, e comunque non è detto che l’eventuale sospensione dei brevetti avrebbe effetti nel breve termine.

I governi potrebbero fare più pressione sulle case farmaceutiche

I brevetti sono un’area in cui i governi potrebbero usare il proprio potere in maniera più aggressiva. Ma nel breve periodo, avrebbe avuto un impatto ancora maggiore impatto insistere affinché le case produttrici di vaccini facessero accordi con le aziende concorrenti per accelerare la produzione di massa.

Quando questo è avvenuto, si è rivelato essenziale. Diverse aziende indiane hanno accettato di produrre il vaccino russo Sputnik. Sanofi, che sta già prendendo parte alla produzione delle dosi di Pfizer-BioNTech e Johnson & Johnson, ha recentemente stretto un accordo con Moderna per lavorare anche sul suo vaccino. Moderna aveva già accordi con altre tre aziende europee. Si poteva e si può fare di più per incentivare iniziative simili.

Produrre vaccini è difficile

Al di là di tutto, resta il fatto che la produzione di vaccini è un processo impegnativo. Sia AstraZeneca che Johnson & Johnson, due delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, hanno avuto seri problemi di produzione con i loro vaccini.

I prodotti sviluppati da Pfizer-BioNTech e Moderna sono inoltre costruiti su un frammento del codice genetico del coronavirus chiamato RNA messaggero, o mRNA. Fino all’anno scorso, questo processo non era mai stato usato in un vaccino prodotto in serie. E questo richiede attrezzature, materiali, tecniche e competenze diverse da quelle standard.

(Foto di Ryoji Iwata su Unsplash )

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