Con il progressivo allentamento delle misure di confinamento deciso dal governo, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci troveremo sempre più spesso in presenza di altre persone. Al di là delle regole da rispettare nei locali chiusi, a cui dovranno adeguarsi i gestori (di negozi, bar, ristoranti, ecc.), c’è molta confusione in merito a come comportarsi all’aperto.

TEMPO E QUANTITÀ

L’immunologo Erin Bromage ha pubblicato un articolo, ripreso e tradotto da Internazionale, che espone molto chiaramente quello che si sa sui rischi del contagio. Nel suo pezzo, che vi consigliamo di leggere, Bromage spiega un concetto chiave di come funziona il contagio. Bisogna essere esposti a una certa quantità di goccioline infette per un certo tempo. Un colpo di tosse o uno starnuto contengono moltissime goccioline, quindi trovarsi nelle immediate vicinanze di una persona infetta che starnutisce può essere molto pericoloso. Il rischio diventa ancora più alto nei luoghi chiusi, perché alcune goccioline più leggere possono restare in sospensione per molti minuti e viaggiare per la stanza. In questo caso quindi le misure di distanziamento fisico servono fino a un certo punto, se la sosta in quell’ambiente è prolungata. Ma all’aperto cosa succede? In questo caso, sembra che il distanziamento funzioni: «A due metri di distanza e con uno spazio aperto capace di ridurre la carica virale, il covid-19 non ha il tempo sufficiente per diffondersi. Il sole, il caldo e l’umidità sono tutti fattori che ostacolano la sopravvivenza del virus e minimizzano il rischio di trasmissione all’aperto. […] Se vi trovate all’aria aperta e incrociate un altro passante, ricordate che per il contagio sono indispensabili “quantità e tempo”. Per rischiare di contrarre la malattia dovreste entrare in contatto con il respiro dell’altra persona per almeno cinque minuti. Probabilmente i runner rilasciano una quantità più elevata di virus a causa della respirazione profonda, ma nel loro caso la velocità del passo comporta un minore tempo di esposizione. Mantenere le distanze fisiche è importante, ma resta il fatto che in queste situazioni il rischio di contagio è molto basso».

RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO FISICO

Un articolo del New York Times ha raccolto i pareri di diversi scienziati che si occupano di virologia e immunologia, per capire meglio come stanno le cose. Gli esperti contattati dalla redazione confermano quanto scrive Bromage: praticare il distanziamento fisico all’aperto e indossare una maschera quando questo non è possibile. «Se si incontrano amici al di fuori del proprio nucleo domestico – spiegano gli autori – si sta aumentando il rischio di contagio, ma si possono prendere delle precauzioni per evitare problemi. Non condividere cibo, utensili o bevande; tenere le mani pulite e mantenere una distanza di 1 metro e 80 centimetri dalle persone con cui non si convive». All’aperto scende sensibilmente la possibilità di entrare in contatto con la quantità di virus necessaria a infettarsi. Anche una piccola brezza contribuirà a disperdere le goccioline sparse da un’eventuale persona infetta. Per quanto riguarda piscine, mare, laghi o fiumi, gli esperti concordano sul fatto che l’acqua non sia un elemento che può favorire la trasmissione del virus. Il rischio può derivare dalle altre persone: quelle in acqua e quelle nei paraggi. Non è l’acqua in sé dunque, ma chi ci sta dentro e intorno a creare le possibilità del contagio. Un altro rischio è dato dal fatto che, vedendo intorno a sé sempre più persone, ci si illuda che il mondo sia tornato a una situazione di completa normalità, e che quindi si allenti l’attenzione sulle misure di sicurezza. «Tornare alla normalità senza rispettare il distanziamento fisico è come puntare una bomba a orologeria», ha detto l’epidemiologo Peter Jüni.