A volte una slide vale più di mille dichiarazioni. Non suona proprio musicale questa declinazione del più noto proverbio, ma è di sicuro appropriata per definire le vicende che legano i governi italiani alla regolamentazione del 5 per mille. Grazie al sempre attento Carlo Mazzini, scopriamo che in una delle slide della presentazione che accompagna la legge di Stabilità (consultabile qui a pagina 12), viene così riassunta la parte relativa alla norma che consente di destinare una piccola percentuale della propria Irpef a vari istituti, tra cui il non profit: «La Legge di Stabilità stanzia, per il 2014, 400 milioni di euro per il 5 x 1000. I fondi saranno destinati al finanziamento di associazioni di volontariato, associazioni e fondazioni di promozione sociale, enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, Comuni e associazioni sportive dilettantistiche e delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici». Come osserva Mazzini sul suo blog, «in 6 righe troviamo 3 errori e un dubbio».

Questi gli errori: 1. non si parla delle onlus; 2. non si parla delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei campi delle onlus; 3. le fondazioni di promozione sociale non esistono. Il dubbio riguarda l’ammontare del tetto, che in questo passaggio è fissato a 400 milioni di euro, mentre in altre sedi (per esempio qui) si parla di 380 milioni di euro. Un arrotondamento di 20 milioni di euro che per qualcuno sono noccioline, mentre per altri potrebbero stabilire la soglia tra la vita e la morte delle attività associative. Oltre a questi strafalcioni che, nell’era degli addetti alla comunicazione, non si possono dire di lieve entità, apprendiamo quindi che la legge per il 5 per mille del 2014 viene riproposta tale e quale a quella del 2013, cioè con un tetto che di fatto la riduce a un “4 virgola qualcosa per mille”, dato che le preferenze espresse dagli italiani saranno tenute in conto solo fino al raggiungimento di una (in)certa soglia (siamo pessimisti e ci aspettiamo che a prevalere sia la cifra di 380 milioni).

Peraltro si tratta di soldi di cui gli enti beneficeranno, come sempre, tre anni dopo l’assegnazione, con uno slittamento (che in inglese si dice slide, per restare in tema) che non ha spiegazione, ma al quale ormai ci si è dovuti rassegnare e abituare. Un piccolo inciso, in chiusura, lo dedichiamo ai vari esponenti del non profit e dell’associazionismo che hanno intrapreso la propria carriera politica nel corso delle passate elezioni. Al momento non ci sembra che il loro contributo stia pesando più di tanto nell’economia delle decisioni prese dal governo. Ma magari siamo troppo severi e dovremmo già essere contenti che da qualche parte, nella legge di Stabilità, qualcuno si sia ricordato di scrivere due righe per tenere in vita il 5 per mille.