In questi giorni, la parola referendum riecheggia su molti giornali, italiani e non. Molti i richiami alle urne in programma, su questioni più o meno cruciali. In California si voterà a novembre per decidere se abolire la pena di morte, e questa ci sembra la questione più importante tra quelle rimesse al giudizio dei cittadini. Altri due cadono invece nel sempre folto gruppo delle curiosità. In Svizzera la destra conservatrice ha lanciato un referendum per limitare l’educazione sessuale nelle scuole della Confederazione. Ma come, si dirà, un Paese sempre progressista si prepara al passo indietro? In effetti su questo argomento lo è enormemente, dato che si comincia a parlarne già ai bambini di quattro anni. Che non è necessariamente sbagliato, però bene che se ne discuta. In Austria invece i cittadini di un ridente villaggio chiamato Fucking chiedono un referendum per cambiare nome al paese. E come dar loro torto? Ogni commento è superfluo.

Anche in Italia si parla di consultazioni, in merito a una questione di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, i rimborsi elettorali. Per seguire le tappe di uno scandalo che dura da quasi vent’anni vi invitiamo a scorrere la breve cronistoria pubblicata sul Fatto Quotidiano. Per farla breve, dopo il referendum del 1993, in cui il 90 per cento dei votanti si espresse a favore dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, il Parlamento votò la prima legge sui rimborsi elettorali. Ribaltando così il consueto modo di dire: trovato l’inganno, fatta la legge.

I partiti hanno così continuato a ricevere miliardi di lire, e poi milioni di euro, in misura sempre crescente. Se infatti nel 1993 il finanziamento fu l’equivalente di circa 40 milioni di euro, nel 2008 la cifra incassata dai partiti (stavolta sotto il nome di rimborsi) è stata di 271,5 milioni di euro (non tutti di competenza del 2008, ovviamente). Uno sproposito, soprattutto perché non si sa bene, una volta versati, che fine facciano queste cifre.

Il 17 aprile è partita la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che consenta ai cittadini, ancora una volta, di esprimersi su questo sistema di finanziamento dei partiti, per abolirlo.

Per conoscenza dei nostri lettori legnanesi, un’informazione di servizio dal sito del Comune: le firme saranno raccolte nell’ufficio Servizi demografici, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, al sabato dalle 9 alle 11,30.

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