Il network inglese BBC sta pubblicando una serie di video che si intitola “Rethinking mental health” (Ripensare la salute mentale). L’ultimo pubblicato riguarda la dipendenza, che viene presentata come una “risposta al dolore emotivo”. A descriverla così è uno dei massimi esperti sul tema, il medico Gabor Maté. Nell’intervista, Maté affronta il problema spostando il punto di vista dalla dipendenza in sé alle sue cause, che egli mette in relazione a un dolore o trauma non superato. «Se vuoi cercare le cause di una dipendenza, spiega, devi cercare i benefici della dipendenza. In cosa ti ha aiutato?». Sembra paradossale, ma è un approccio che aiuta a evitare di incorrere in una dinamica in cui troppo spesso si cade: colpevolizzare chi soffre di una dipendenza. Secondo l’esperienza di Maté, che ha avuto una lunga e rispettata carriera nei centri per tossicodipendenti in Canada, quando alle persone veniva chiesto come sono finite dentro una dipendenza, rispondevano cose come “Dà sollievo al dolore”, oppure “Mi aiuta a fuggire dallo stress”, “Mi dà un senso di connessione, di appartenenza”, ecc. La dipendenza aiutava quindi a soddisfare alcune esigenze che altrimenti restavano frustrate nella vita di quelle persone. La sensazione di disconnessione, di stress, di dolore, sono tutte situazioni di dolore emotivo. Secondo Maté, più queste condizioni si sviluppano durante l’infanzia, più è probabile che la persona sviluppi una dipendenza da adulta.

La chiave di tutto sta nell’infanzia?

Ciò non significa che ogni ogni minore che subisce dei traumi svilupperà una dipendenza ma che, sempre secondo Maté, chiunque abbia una dipendenza ha subito un trauma di un qualche tipo quando era piccolo. Finora abbiamo usato il termine “dipendenza” senza dargli una definizione o dei connotati precisi. Non bisogna pensare solo alle droghe o all’alcol: l’ambito è molto più ampio. Secondo Maté si ha una dipendenza quando qualcuno assume un qualsiasi comportamento per ottenerne un piacere o sollievo temporaneo, al prezzo di conseguenze negative, ma comunque non è in grado di (o non può) smettere. Si può trattare di tabacco, sostanze di ogni tipo, ma può anche riguardare la sessualità, il gioco d’azzardo, lo shopping, l’alimentazione, il lavoro, ecc. «Potenzialmente qualsiasi area delle attività umane può dare dipendenza – spiega Maté –. Dipende dalla relazione che il soggetto ha con quell’attività». Lo stesso Maté racconta di avere avuto problemi di dipendenza nella sua vita, legati al lavoro e alla musica, in particolare i compact disc di musica classica. «Una volta ho speso 8mila dollari in un giorno in CD. Non importa quante versioni hai delle sinfonie di un certo compositore, devi comunque comprare la successiva, e poi ancora, e ancora. In questa ossessione per lo shopping compulsivo, una volta ho lasciato una mia paziente in travaglio per andare a comprare un disco, perdendomi il parto». Può sembrare divertente, e difficile da comparare con chi sviluppa per esempio una dipendenza da eroina, ma Maté precisa che quando raccontava i propri problemi ai suoi pazienti tossicodipendenti questi non ridevano, e anzi gli dicevano “ho capito dottore, lei è come noi”.

Non è una libera scelta

Secondo Maté l’origine della dipendenza non è da ricercare tanto nella predisposizione genetica (che comunque non esclude), ma è un problema che si tramanda all’interno delle famiglie a causa delle situazioni traumatiche che in famiglia si sviluppano. Uno dei miti da sfatare intorno alla dipendenza è che sia frutto di una libera scelta. Questo è rispecchiato anche nel sistema giudiziario, che tende a punire chi ha una dipendenza per il suo comportamento. Ma appunto, se la dipendenza è una risposta a un dolore emotivo non c’è nessuna libera scelta alla base. Per dirla in una battuta, si continua a chiedere a chi ha una dipendenza “cos’hai che non va?”, invece che “cosa ti è successo?”. Ci sono ovviamente detrattori della teoria di Maté, come per esempio Stanton Peele, psicologo che si è occupato dello stesso tema. A suo parere, la visione di Maté tende a ridurre tutte le forme di dipendenza alla dimensione infantile, e questo non è sempre vero. Inoltre Peele cita alcune ricerche che sembrano contraddire in parte le conclusioni di Maté. In ogni caso, le sue riflessioni restano molto interessanti.

(Foto di Gabor Gastonyi – Clare Day, CC BY-SA 3.0, Link)