C’è un estremo bisogno di un Terzo settore forte e dinamico, durante questa crisi sanitaria ma ancora di più quando sarà finita. Le misure di contenimento adottate fin qui dal governo stanno avendo un impatto anche sulle strutture che si occupano in vario modo di solidarietà. Finora il settore ha dimostrato grande capacità di tenuta, adattamento e innovazione rispetto ai cambiamenti sociali e di contesto. Ma questo non potrà andare avanti all’infinito, e se non ci sarà un supporto adeguato da parte delle istituzioni il rischio è di vedere molte realtà sparire dal panorama.

La mancanza di legittimazione istituzionale

L’impatto sociale di un indebolimento del Terzo settore sarebbe devastante, con centinaia di migliaia di persone lasciate prive di servizi fondamentali. Una visione confermata da un articolo firmato da Felice Scalvini su Welforum: «Se è vero che il futuro ha le radici nel presente e dunque innanzitutto è necessario sopravvivere, è altrettanto vero che il come si sopravvivrà segnerà inevitabilmente gli assetti futuri e pertanto le urgenze del momento vanno attentamente considerate e gestite. Fondamentale è dunque una lettura ad un tempo completa e articolata del presente per saper proporre le iniziative più adeguate a garantire che quanto si produce oggi sia predittivo di un futuro, per quanto possibile, lucidamente immaginato». Scalvini individua tra i problemi più grandi del presente e del futuro lo scarso impegno da parte della politica nel completare i processi di riforma avviati negli ultimi anni. Una situazione di perenne incompiutezza (divenuta ormai pressoché strutturale) che impedisce una piena legittimazione del Terzo settore, che soffre di un quadro normativo pieno di buchi e questioni irrisolte. «Oggi – scrive Scalvini – alla carenza di risorse economiche si accompagna la carenza di legittimazione istituzionale. Si deve infatti avere la piena consapevolezza che, mentre sto scrivendo, dal punto di vista istituzionale, il Terzo Settore non esiste, per il semplice motivo che, mancando la registrazione nel Registro Unico, ancora non esistono gli Enti del Terzo Settore. Questo a quasi tre anni dalla promulgazione del Codice». Questa circostanza si manifesta in tutta la sua gravità proprio ora che siamo nel mezzo di una crisi senza precedenti: «È come se un esercito arrivasse sulla linea del fuoco senza aver organizzato le truppe in armate distinte, identificabili e ben distribuibili sul fronte complessivo delle operazioni. Per questo riveste una assoluta urgenza l’istituzione del Registro Unico. Senza di esso mancano i necessari centri di imputazione di norme e provvedimenti, come appare evidente in questa fase emergenziale, che vede una frenetica produzione di interventi legislativi. Ci si trova così a ricorrere all’utilizzo di categorie (ONLUS per tutte) superate, ma tenute in vita per riempire il vuoto di una estenuante e indefinita transizione. Quindi la risorsa decisiva, che oggi va reclamata con forza e urgenza al pari quelle economiche, è l’identità istituzionale».

La campagna del Forum del Terzo settore

Una richiesta di pieno riconoscimento del Terzo settore come attività strategica nel panorama sociale ed economico arriva anche dalla campagna #nonfermateci, lanciata dal Forum del Terzo settore: «Non possiamo interrompere la nostra attività che oggi sostiene migliaia di persone fragili che devono poter continuare a contare su di noi – ha detto la portavoce Claudia Fiaschi –. Un numero destinato a crescere irrimediabilmente dopo la fine di questa emergenza, quando saremo costretti a confrontarci con ancora più povertà e diseguaglianze. Per questo chiediamo alle Istituzioni di non fermarci, ma anzi di aiutarci a continuare il nostro lavoro che rischia altrimenti di cessare. […] Il Terzo settore – spiega Fiaschi – è un comparto della società e dell’economia del quale il nostro Paese non può fare a meno, e che, anche in questo momento difficile, sta dimostrando tutto il suo valore. Gli effetti di questa crisi potranno rendere ancora più debole la nostra società e verranno colpite soprattutto le persone in difficoltà materiale e in marginalità sociale. Si allenteranno i legami e le relazioni sociali e migliaia di associazioni, di imprese sociali, di luoghi di benessere, crescita e socialità, saranno costretti a chiudere se non saranno aiutati a ripartire. Terminata la fase di emergenza il nostro Paese potrà rialzarsi solo se avrà saputo sostenere chi si è sempre occupato di proteggere le persone. È poi importante ricordare che il Terzo settore – conclude Fiaschi – è anche un tessuto economico che impegna quasi un milione di lavoratori».

(Foto di Toa Heftiba su Unsplash)