Più o meno tutte le app e i device contapassi sono impostati sulla soglia aurea dei 10mila passi come obiettivo quotidiano per essere sicuri di fare sufficiente movimento. È noto che fare attività fisica regolare aiuta ad abbassare diversi fattori di rischio e quindi a mantenersi in salute e vivere più a lungo. Ma questa storia dei 10mila passi ha più a che fare con il marketing che con la scienza.

Lo spiega Gretchen Reynolds, che cura la rubrica Well per il New York Times. A quanto pare, l’obiettivo dei 10mila passi arriva dal Giappone degli anni ’60. A quel tempo un produttore di orologi, nella speranza di sfruttare l’interesse per l’esercizio fisico suscitato dalle Olimpiadi di Tokyo del 1964, avviò la produzione in massa di un contapassi il cui nome, scritto in ideogrammi, somigliasse a una persona che cammina. Questo nome era “il contatore dei 10mila passi”. Evidentemente la commercializzazione del prodotto andò molto bene, visto che da allora quello dei 10mila passi divenne un obiettivo diffuso sia nei device sia nella “coscienza collettiva”.

Anche meno

Secondo uno studio del 2019, però, bastano meno di 10mila passi per ridurre i principali fattori di rischio. Sopra una certa soglia, i benefici aumentano di pochissimo. Per le donne tra i 70 e gli 80 anni, fare 4.400 passi al giorno riduce il rischio di morte prematura del 40 per cento, rispetto a chi fa fino a 2.700 passi al giorno. Questo rischio continua a diminuire tra le donne che arrivano a superare i 5mila passi al giorno, ma poi si stabilizza intorno ai 7.500. In sostanza, alle donne sopra i 70 anni basta raggiungere circa la metà dei fantomatici 10mila passi per allungare in maniera consistente le probabilità di vivere più a lungo di chi cammina molto poco.

Un altro studio, che ha coinvolto quasi 5mila uomini e donne di mezza età di varie etnie, ha confermato che i 10mila passi non sono il requisito minimo per ottenere la longevità. Nello studio, coloro che facevano circa 8mila passi al giorno avevano la metà delle possibilità di morire prematuramente per attacco cardiaco o altre malattie rispetto a coloro che ne facevano solo 4mila. Sopra gli 8mila, i benefici erano minimi. Non che andare oltre faccia male alla salute, intendiamoci, ma se l’obiettivo è fare il minimo per tutelare la salute, non è necessario affannarsi.

Per molti queste informazioni vorranno comunque dire che sarebbe bene aumentare il numero di passi giornaliero, per arrivare almeno alle soglie indicate sopra a seconda della fascia d’età. Però avere come obiettivo una soglia ben al di sotto dei 10mila passi potrebbe un incentivo a provarci, perché l’obiettivo diventa più alla portata.

Le linee guida di diversi stati consigliano di fare esercizio fisico per almeno 150 minuti alla settimana, o per circa mezz’ora più o meno ogni giorno, in aggiunta alla normale attività fisica della nostre routine quotidiana. Tradotto in passi, si tratta di circa 16mila a settimana. Mediamente, le persone tendono a fare circa 5mila passi nelle loro normali attività quotidiane (anche se il massiccio ricorso al lavoro domestico avrà ridotto questo conteggio). Si tratta quindi di aggiungere 2-3mila passi al giorno. Un traguardo non così insormontabile, dopo tutto.

(Foto di Artur ?uczka su Unsplash )

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