Sono stati pubblicati i risultati dell’ultima indagine di Legambiente sulla quantità di rifiuti che si trovano sulle coste italiane. Il monitoraggio ha analizzato 78 spiagge, su cui sono stati trovati «48.388 rifiuti rinvenuti in un’area complessiva di 416.850 mq (pari a circa 60 campi di calcio) e una media di 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia (lineari) campionata, 6,2 per ogni metro di spiaggia. Quello che si trova sulle spiagge italiane è soprattutto plastica (80 per cento)». Questa la sintesi di Beach Litter, che dà un quadro abbastanza critico della situazione, nonostante alcune leggi abbiano avuto un effetto positivo. Per esempio quella sul bando ai sacchetti di plastica emanata nel 2013: «Per primi», ha spiegato a Repubblica Stefano Ciafani, presidente Legambiente, «abbiamo indicato la via vietando i sacchetti. Poi abbiamo insistito sui bandi di cotton fioc e microplastiche per cosmetici. Ma da sola l’Italia non basta, serve una politica europea di sistema. Finalmente da lunedì prossimo (28 maggio, ndr) qualcosa cambierà: a Bruxelles vareranno la direttiva Ue per la riduzione da inquinamento da plastica vietando in tutta Europa le buste, i bastoncini, certe reti da pesca, le stoviglie monouso (ma non i bicchieri, ndr). Ottimo, ma non sufficiente: anche paesi del Nord Africa e del Medio Oriente dovranno contribuire a tenere pulito il Mediterraneo».

Tra i materiali trovati, oltre alla plastica, anche vetro/ceramica (7,4 per cento), metallo (3,7 per cento) e carta/cartone (3,4 per cento). Di seguito pubblichiamo la classifica degli oggetti rinvenuti, dominata dai microframmenti di plastiche, che negli anni vanno decomponendosi in pezzi sempre più piccoli, diventando sempre più pericolosi per l’ecosistema.

«L’ingestione della plastica è stata documentata in oltre 180 specie marine. Un recente studio coordinato dall’Università di Siena e condotto nel Tirreno settentrionale sulla tartaruga Caretta caretta, documenta l’ingestione di rifiuti di plastica nel 71 per cento degli individui per i quali è stato analizzato il tratto gastro-intestinale. In 22 campioni sono stati trovati 483 frammenti di rifiuti marini, con una media di oltre 16 pezzi a campione». Al terzo posto, come si può vedere, salgono i cotton fioc, che una cattiva abitudine vuole siano spesso gettati nel wc, invece che nel sacchetto della spazzatura. «Ogni 2 metri di sabbia è stato rinvenuto un cotton fioc. Nella legge di bilancio emanata lo scorso dicembre 2017 è stato inserito un emendamento riguardante proprio i cotton fioc, che a partire dal 2019 dovranno essere biodegradabili e compostabili».

Sorprenderà qualche lettore, forse, il fatto che finora non si sia parlato di comportamenti scorretti avvenuti direttamente sulle spiagge o in mare. Secondo quanto riporta Legambiente, più della metà dei rifiuti abbandonati sulle spiagge ci arrivano a causa di una non corretta gestione dei a terra. Non si tratta solo di un problema paesaggistico e di equilibrio dell’ecosistema: pulire le spiagge è anche una grande spesa. Si stima che il costo per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione europea sia pari a 411,75 milioni di euro.

Le strategie per arginare il problema sono molto complesse, e passano per un coordinamento legislativo e operativo da parte di tutta l’Unione europea e dei Paesi circostanti. «La soluzione richiede politiche e misure coordinate, che coinvolgano più settori (gestione dei rifiuti urbani, legislazione per la prevenzione dei rifiuti, plastici in particolare, sensibilizzazione e informazione sui corretti comportamenti individuali, settori industriali a partire dalla pesca, ecc.), misure che puntano ad azzerare la dispersione nell’ambiente dei rifiuti plastici, con attività di prevenzione, incrementando il riciclo degli imballaggi e prevedendo anche misure per la messa al bando di alcuni materiali». «La nostra speranza è che questo monitoraggio continui, magari con l’aiuto delle istituzioni – ha aggiunto Ciafani –. Di fronte alla quantità enorme di rifiuti sulle spiagge la politica è costretta ad attivarsi. Ancor prima che ci obblighi l’Europa, dobbiamo mettere al bando le stoviglie usa e getta, limitare l’uso sproporzionato di acqua in bottiglia, lottare contro i produttori di buste illegali non biodegradabili e permettere ai pescatori, cosa per ora vietata in Italia, di riportare a terra i rifiuti pescati in mare e smaltirli gratuitamente».