A ventiquattro anni non si può più definire un bambino, eppure continua a salvarne tanti. Parliamo di Telefono Azzurro, che ieri ha compiuto gli anni e ha colto l’occasione per lanciare una sfida: «Quella di rispondere concretamente ai bisogni dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie -ha dichiarato Ernesto Caffo, presidente dell’associazione-. Si tratta di risposte che non possono essere demandate a singoli ma che necessitano dell’impegno congiunto di istituzioni, enti locali, terzo settore, scuole, famiglie e comunità». Ma prima di parlare di risposte, Telefono Azzurro ha pensato di “aggredire” il problema ponendo delle domande. Sono dodici, e su di esse invita a interrogarsi anche comunità scientifica, mondo associativo, genitori, insegnanti, professionisti, bambini e adolescenti. Dodici come i mesi dell’anno che ci distanzia dal 25esimo compleanno dell’associazione, il 7 giugno 2012, che sarà festeggiato alla luce delle riflessioni fatte. Questo l’elenco:

1. In che modo è possibile aiutare le famiglie a svolgere al meglio il proprio ruolo genitoriale?
2. Alla luce dei cambiamenti sociali e tecnologici degli ultimi anni, come dovrebbe essere ripensata la scuola?
3. In che modo si può favorire una migliore integrazione dei bambini e delle famiglie straniere nella nostra società?
4. Come è possibile valorizzare le potenzialità di Internet e proteggere i bambini e gli adolescenti dai suoi rischi?
5. In che modo è possibile far sì che la carta di Treviso, la normativa vigente e i codici di autoregolamentazione in materia di media e minori siano rispettati e non siano oggetto di palesi violazioni in nome di obiettivi di vendita e “di share”?
6. Come è possibile secondo lei migliorare la gestione dei casi di scomparsa?
7. In che modo si può ridurre l’abuso di sostanze nei giovani?
8. Come si può contrastare in modo efficace il fenomeno della pedofilia?
9. Come è possibile secondo lei contrastare il lavoro minorile?
10. Come aiutare i bambini che devono essere allontanati dalla propria famiglia, impedendo che rimangano per anni all’interno di una comunità?
11. Quali funzioni dovrebbe svolgere il Garante nazionale?
12. Quale ruolo deve avere il non profit nel nostro paese e quale rapporto deve legare Ente pubblico e privato sociale?

Grandi questioni, che necessitano di impegno e progettualità altrettanto importanti. Per quanto ci riguarda, colpisce (e ferisce) la seconda domanda, quella sulla scuola. Perché «alla luce dei cambiamenti sociali e tecnologici degli ultimi anni», la scuola non è stata ripensata, bensì affossata da una politica fatta di pesanti tagli alla cultura. E allora proviamo a girare la domanda a modo nostro: se un Paese si costruisce partendo dai banchi di scuola, quale futuro possiamo immaginare da uno Stato che non investe sui più piccoli? Aspettiamo una risposta, e intanto soffiamo sulle ventiquattro candeline di Telefono Azzurro.

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