di Federico Caruso

Toxic è la parola dell’anno secondo Oxford Dictionaries. Ve la ricordate quella del 2017? Probabilmente no, perché non ebbe molta fortuna al di fuori del Regno Unito. Ma anche da quelle parti non ha inciso quanto la precedente, che per un certo periodo si era diffusa anche in Italia (nella sua traduzione, con o senza trattino), in un periodo in cui l’espressione fake news (che oggi tutti cercano di evitare) era molto in voga.

Toxic si è imposta su altre candidate che probabilmente non dicono molto al lettore italiano: gaslighting, incel (“celibe involontario”, divenuta celebre a seguito di un attentato terroristico qualche mese fa), techlash (cioè un atteggiamento ostile verso le grandi compagnie tecnologiche).

Toxic è stata scelta per la crescente ampiezza dei contesti in cui è utilizzata. Si va da quelli più direttamente collegato, ossia l’ambiente e la salute (gas tossico, sostanza tossica, alga tossica, rifiuti tossici, ecc.) a quelli più diversi: dall’ambito finanziario (titoli tossici) a quello culturale (mascolinità tossica, cultura tossica, relazione tossica, ecc.). Sulla toxic masculinity, spiegano a Oxford, ha avuto un ruolo decisivo il movimento #MeToo. Toxic/tossico ha un’interessante etimologia, visto che deriva dall’espressione greca toxikon pharmakon, ossia il veleno che veniva applicato alle punte delle frecce in modo da renderle letali. A entrare nell’uso comune è però rimasta la parola che si riferisce all’arco – toxikon, appunto – e non quella riferita al veleno.

Grazie allo strumento Quote Finder dello European data journalism network, possiamo analizzare quante volte è stata usata la parola toxic nei tweet degli europarlamentari negli ultimi tre mesi. In effetti la si ritrova un discreto numero di volte, 21, di cui solo 8 in relazione all’ambiente o alla salute. Il gruppo che la usa di più (7 volte), e quasi sempre in quest’ultima accezione, è quello dei Verdi/ALE, che riunisce i partiti che hanno al centro questioni ambientali.

A seguire c’è il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (6 volte), in cui più spesso la parola è legata alla politica (come atmosfera e “narrazione” attuali). Tra gli altri gruppi, compare tre volte tra i tweet del Partito Popolare Europeo e una volta ciascuno in quelli di tutti gli altri gruppi, salvo quello dei Non Iscritti, da cui non viene mai usata.

Ovviamente sono principalmente gli europarlamentari inglesi a usarla, spesso in riferimento al principale argomento che li lega (ancora per poco) all’Unione europea, Brexit. Per alcuni, per esempio, è un toxic deal (letteralmente un “accordo tossico”) quello che Theresa May sta cercando di mettere a punto con le istituzioni europee.

Probabilmente la parola di quest’anno non avrà molta fortuna in Italia, visto che nella sua traduzione non risulta così efficace. Da un po’ di tempo invece, a godere di una certa notorietà è invece quella che potremmo considerare il suo opposto, ossia detox. È molto diffusa quando si parla di tutto ciò che riguarda il “benessere” nella sua accezione più ampia, dai “trattamenti detox” per il corpo, all’alimentazione e al “digital detox”, per quelli che passano troppo tempo tra social network e servizi di messaggistica. Tra gli europarlamentari, a usarla con una certa continuità è solo Janice Atkinson, sostenitrice della cosiddetta “hard Brexit”.