Donata Columbro, esperta di dati e “preside” della scuola online Dataninja, ha scritto un libro in cui spiega in maniera semplice come interpretare i dati contenuti nelle notizie che leggiamo e sentiamo ogni giorno. Per non perdersi nella complessità, e per scovare errori e distorsioni che (consapevolmente o meno) ogni giorno vengono pubblicati. Il Post ha pubblicato un estratto del secondo capitolo.

Apri l’homepage di un quotidiano qualsiasi, di un giorno qualsiasi. Nei titoli e nei testi trovi frasi come «due su tre, una media di, sono centomila all’anno, il grafico ci dice». Ti scivolano addosso e a volte non riesci ad assorbirne il senso. I riferimenti ai dati sono ovunque, e durante la pandemia sono stati ancora più presenti nella nostra dose quotidiana di notizie. Accade lo stesso in occasione delle elezioni, ma sono onnipresenti anche nelle pagine economiche e nei servizi che parlano di occupazione e disoccupazione. Arrivano dati pure dalle associazioni dei consumatori, che ci raccontano quante colombe mangiamo a Pasqua o quanti turisti stranieri arriveranno in Italia nella prossima stagione estiva.

Nelle pagine che seguono impareremo a leggere le notizie che riportano dati, a dissezionarli, a non averne paura, e ci faremo aiutare dalle… tavolette di cioccolato. Prima però ricordiamo alcuni concetti.

I dati non bastano

Intanto, una cosa importante. Se tuo nipote, scoperto con le mani nel pacco dei biscotti, ti dice che ne ha mangiati solo 5, sottolineando quel numero preciso, non vuol dire che stia dicendo la verità. Lo stesso vale per le notizie: una notizia che contiene numeri non è per forza più veritiera di una che non ne contiene. Il dato porta con sé un’aura di chiarezza, di rigore, ma con i dati si può anche mentire o raccontare solo una parte della storia.

I dati non sono neutri

Ogni numero implica una scelta fatta a monte, quella di escluderne altri. Per esempio, io che amo molto Roma la racconterò dicendo che è la capitale più verde d’Europa, con i parchi e le riserve naturali che occupano il 67% del territorio comunale (85.000 ettari sui 129.000 totali, fonte: Sito Roma Capitale), ma eviterò di ricordare che è ultima in classifica per mobilità sostenibile e sicurezza stradale (fonte: Greenpeace).

Anche la costruzione di un dataset, ovvero un insieme di dati per analizzare una situazione o un fenomeno, si basa sulla storia e sulle esperienze di chi lo compila, sulle sue idee. I dati sono costrutti sociali, sono il prodotto di relazioni sociali influenzate da secoli di storia.

In più c’è un altro grosso problema: non solo chi ha costruito quell’insieme di dati può avere bias cognitivi (pregiudizi e interpretazioni del mondo distorte dalla propria esperienza), ma ce li ha chi li ha riportati nell’articolo di giornale e ce li hai anche tu che leggi.

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