Solo un breve post oggi per ringraziare un nostro donatore non vedente, Giovanni (nome di fantasia), che qualche giorno fa ci ha inviato un messaggio in risposta all’ultima newsletter. Tra le altre cose, Giovanni ci scrive: «Potete dire alla signora che dà le colazioni che, appena sarà possibile, vorrei stringerle la mano e toccarle il braccio perché ha la voce da persona simpatica». È un messaggio che, nella sua semplicità, coglie tanti aspetti della situazione che stiamo vivendo e porta l’attenzione sulla condizione di chi si trova ad affrontarla con un ostacolo in più. Tutti abbiamo imparato, nostro malgrado, a intuire gli stati d’animo delle persone solo dagli occhi, dall’inflessione della voce, da un gesto. Per un non vedente, che già normalmente non può aggrapparsi a questi appigli espressivi, la difficoltà è forse accentuata dal fatto che la maschera che copre naso e bocca inevitabilmente affievolisce anche la voce.

Ma il grande tema sollevato dalla mail di Giovanni è l’assenza di contatto fisico, che tutti stiamo sperimentando ma che per un non vedente è forse più dolorosa. Stringere la mano, abbracciare qualcuno, fino a poco meno di un anno fa erano gesti normali, quotidiani, per chiunque. Oggi sono lussi che possiamo permetterci con poche persone selezionate. E per chi vive da solo o non ha un nucleo di persone ristretto che frequenta con assiduità, potrebbe anche essere qualcosa a cui deve temporaneamente rinunciare del tutto. La mancanza di contatto in una condizione di cecità diventa ancora più invalidante, perché “toccare il braccio” diventa qualcosa di più di un gesto rafforzativo a una complicità. Ne rappresenta un passaggio fondamentale, che completa e sublima l’impossibilità di intendersi con lo sguardo.

Il messaggio di Giovanni coglie anche il valore di quel breve momento di rilassamento che segue ogni donazione, la pausa in sala ristoro. È una tappa importante da molti punti di vista. Innanzitutto permette all’organismo di “assestarsi” dopo la donazione, scongiurando l’eventualità di avere cali di pressione una volta lasciata la sede associativa. È anche un’occasione per prendersi il tempo per pensare alla giornata che sta per iniziare, mentre si scambiano due chiacchiere con le altre persone. E se quest’ultima fase della routine donazionale è così piacevole lo si deve certamente ai volontari e alle volontarie che a turno si alternano per offrire un po’ di compagnia ai donatori e alle donatrici, tra un caffè, una brioche e un succo di frutta. Non sappiamo se l’autore di quel messaggio si riferisca ad Angela, Cristina o Martina, ma a loro va il ringraziamento di tutta l’associazione, così come a Stefano, Enrico, Ferdinando e Silvano. Ci permettiamo una battuta: in un periodo in cui non si fa altro che parlare di “ristori”, ne approfittiamo per ringraziare la squadra che rende l’area ristoro di Avis Legnano una tappa piacevole della giornata.

Dunque grazie Giovanni, grazie ai volontari, e grazie ai tanti donatori che, spesso silenziosamente, apprezzano le attenzioni che ricevono in sala ristoro e in tutti i passaggi della loro esperienza in sede.

(Foto di Lucas George Wendt su Unsplash)

Se sei arrivato fin qui

Magari ti interessa iscriverti alla nostra newsletter settimanale. Ricevereai il riepilogo delle cose che pubblichiamo sul blog, e se succede qualcosa di importante che riguarda l’associazione lo saprai prima di tutti.

Un paio di clic e ci sei