Parlare di unioni civili è un fatto delicato. Non perché ci sia da “camminare sulle uova” per trovare una posizione di compromesso che non scontenti troppo favorevoli e contrari, ma perché con la legge in discussione si interviene pesantemente nella vita sentimentale di migliaia di persone. La delicatezza è l’approccio che non dovrebbero mai scordarsi coloro che rifiutano categoricamente la possibilità che le persone possano unirsi giuridicamente a prescindere dal sesso biologico dei componenti della coppia. Lo stesso vale per coloro che sono pronti, di fronte ai ricatti di chi si oppone, a limare o fare marcia indietro sui diritti che questa legge, più che prudente, mira finalmente a riconoscere.

Nel testo presentato al Senato è infatti presente la menzione della stepchild adoption, ossia la possibilità che il coniuge possa adottare il figlio biologico del partner. C’è però una parte della coalizione di governo (Ncd e l’“area cattolica” del Pd) che si oppone duramente a questa misura. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha prontamente dichiarato di essere disposto a far modificare la norma in modo che questo tipo di adozione sia possibile solo in caso di morte del genitore biologico, stravolgendo completamente la ratio legis. «Il motivetto della campagna per le primarie del Pd di Matteo Renzi suonava chiaro: “unioni civili alla tedesca con stepchild adoption all’inglese”; a cosa è imputabile questa retromarcia? La dignità delle nostre famiglie non vale una cattiva legge dettata dagli equilibri di governo e di partito», ha commentato Yuri Guaiana, segretario dell’associazione radicale Certi Diritti.

Peraltro la realtà supera già di molto l’involuto dibattito politico, dato che tutto intorno all’Italia c’è un insieme di Paesi in cui è possibile per i genitori dello stesso sesso sposarsi e adottare bambini o anche ricorrere alla procreazione assistita. In alcuni casi coppie di nostri connazionali sono anche riuscite ad avere pieno riconoscimento giuridico dell’adozione in Italia, andando a comporre di fatto una famiglia. Del caso più eclatante avevamo parlato su ZeroNegativo poco più di un anno fa e si trattava di due donne e una bambina. Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si possa pensare: «Secondo l’Istituto superiore di Sanità – scrive il Post –, i bambini cresciuti da genitori omosessuali in Italia sono 100mila: alcuni sono nati da unioni eterosessuali che si sono poi concluse e il genitore ha formato una nuova famiglia con un partner dello stesso sesso; altri sono stati concepiti in famiglie gay grazie alla fecondazione assistita permessa all’estero. Stando a una ricerca condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7 per cento dei gay e il 20,5 delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio; considerando tutte le fasce d’età, i genitori gay sono 1 ogni 20».

In Italia si fa quindi un gran parlare di una legge che prova a introdurre la stepchild adoption (già messa in dubbio prima ancora che la discussione vera e propria cominci al Senato), ma non ci si rende conto che intorno a noi il mondo ha preso una direzione molto più avanzata. Intanto, guardando la mappa delle unioni civili riferita all’Europa, ci si rende conto di come siamo rimasti l’unico Paese del blocco centro-occidentale a non avere una legge che le riconosca. Ma non è tutto, perché quasi tutti gli Stati in questione hanno concesso, nello stesso “pacchetto”, anche la possibilità di adottare figli. Osservando la mappa presente su Wikipedia, si può notare come siano davvero pochi gli Stati che ancora non abbiano una legge in merito (Portogallo, Svizzera, Croazia).

A difesa del disegno di legge Cirinnà bis (dal nome della prima firmataria, Monica Cirinnà) va detto che esso riconosce finalmente pieni diritti patrimoniali per chi ricorre all’unione civile, oltre ai permessi di lavoro per motivi di famiglia. Invece un altro tema sollevato da molti, quello dell’“utero in affitto”, cioè la surrogazione della maternità, non è toccato dalla legge, dunque tutto ciò che è stato scritto in merito è volto a creare inutili polemiche e confusione. Invitiamo quindi il presidente del Consiglio a vigilare affinché il Parlamento non produca il solito “accrocchio” all’italiana, che per mettere d’accordo alcuni scontenta tutti. E ricordiamo che, come scrive il giornalista Claudio Rossi Marcelli, «Non si può essere europeisti solo quando fa comodo».

Fonte foto: flickr

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