autismo
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Vacanza è un termine che (specie in questo periodo dell’anno) in molti evoca sole mare, spiagge, relax. In realtà, risalendo all’etimologia della parola, si scopre che essa ha più a che fare col concetto di vuoto, di qualcosa che viene lasciato “vacante”. Gli uffici, le scuole, i negozi cessano temporaneamente le attività e restano vuoti. Per alcuni, però, soprattutto per le persone più deboli, il concetto di vuoto è spesso anche quello dei servizi, della possibilità di scegliere cosa fare e dove andare. È il caso delle famiglie che hanno figli con problemi di autismo. Esistono agenzie che si occupano di costruire vacanze “su misura”, come VacanzAbili, progetto nato qualche anno fa da tre educatori che operano da dieci anni nell’area di Milano. «L’accessibilità dei luoghi non deve determinare la scelta della vacanza: si deve poter scegliere una meta o una struttura turistica perché piace non perché essa è l’unica accessibile». Così si legge sul sito dell’associazione, che è poi un estratto dal Manifesto per la promozione del turismo accessibile.

D’altra parte è però fondamentale che ci siano sempre più strutture attrezzate per ricevere persone con disabilità, in modo che le famiglie (così come gli educatori) abbiano una scelta adeguatamente ampia. Da queste premesse è nato il progetto “Autismo friendly beach”, partito l’anno scorso da Rimini e da quest’anno esteso ai comuni di Riccione e Misano Adriatico. L’idea è quella di creare un sistema di accoglienza che coinvolga le strutture, il personale e il territorio in generale, in modo da dare garanzia di accesso a tutte le famiglie che convivono con la sindrome autistica, e al contempo promuovere cultura sull’autismo. Dal sito del progetto è possibile prenotare albergo e posto in spiaggia in strutture che vi aderiscono, o contattare un educatore, che può essere un valido aiuto a migliorare la qualità della vacanza di tutta la famiglia. Dal Veneto poi arriva l’idea di due mamme vicentine, Elisabetta Tonini e Chiara Bortolaso, che hanno preso spunto dall’iniziativa della riviera romagnola con l’intenzione di creare un vero e proprio marchio “Autism friendly in Italy”, che certifichi le strutture della loro area geografica, ma che poi si estenda a tutto il Paese.

Progetto ambizioso, che muove proprio dal concetto cui accennavamo in apertura: «Tutto nasce da un’esigenza concreta – spiega Elisabetta, madre di Luca, 13 anni, autistico e “non verbale” –. Quando finisce la scuola, le famiglie sono abbandonate a se stesse: non c’è quasi nulla per il tempo libero di questi ragazzi. Così, paradossalmente, le vacanze finiscono per diventare il momento più difficile, perché si è soli nel gestire i propri figli, e spesso capita che i genitori dei ragazzi con questo disturbo smettano non solo di viaggiare ma anche di uscire, di andare al ristorante, in gita, al museo». In attesa che si sviluppi il progetto, si può consultare il blog gestito da Tonini e Bortolaso, Wisteria Blue, che si occupa di dare consigli e informazioni su tutti i luoghi “autism friendly” d’Italia.

 

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